La frase di questa domenica è: “Sono pochi gli operai”.
Brano famosissimo che in un primo tempo sembra puntare il dito sulla penuria di sacerdoti. I soliti opinionisti che su occupano di cose religiose, lo usano per denunciare la mancanza di vocazioni.
Se però analizziamo le dinamiche della società attuale non possiamo non notare come tale penuria sia connaturata al modo di pensare dei giovani e come sia alquanto difficile ipotizzare una possibile inversione di tendenza.
Farsi prete, oggi, è una scelta controcorrente, una decisone difficile da prendere; un’idea alquanto peregrina se si osserva un poco la realtà ecclesiale. La chiesa istituzionale ci viene presentata come un agglomerato di vecchi attaccati a determinati privilegi, sicurezze, rituali obsoleti che però costituiscono un ambiente che piace. Inoltre i costumi della società sono più liberi e quindi più seducenti. Percorrere questa strada risulta alquanto ostico e per certi versi incomprensibile.
Ma se invece intendiamo il testo partendo da un altro punto di vista, forse, allora, possiamo avere molte più speranze. Quando Gesù dice che gli operai sono pochi, mi sembra, che non si rivolga esclusivamente all’élite della chiesa, non solo a quella parte formata da uomini ai quali l’istituzione demanda la mediazione preferenziale con il Padre, ma intende che coloro che operano in mezzo al popolo di Dio sono troppo pochi, poiché ci si aspetta che nella massa ci sia la maggioranza di operatori, di operai, di fattori, di portatori di questo messaggio.
È evidente che siano troppo pochi coloro che, ascoltando le parole del Rabbi, si adoperano per metterle in pratica, perché tanti sono i chiamati, ma pochi gli eletti; cioè il messaggio, magari raggiunge una grande massa di fedeli, ma pochi poi sono coloro che riescono a metterla in pratica.
Gesù non vuole, non si accontenta solo di ascoltatori passivi che pur comportandosi bene pur seguendo le regole, rimangano nei loro nidi al caldo senza sporcarsi la faccia e le mani. Egli chiede che alla predicazione segua l’azione conseguente e attiva di ciò che hanno ascoltato. Come si è detto precedentemente è inutile avere a registro più di due miliardi di persone che fanno riferimento o che si sentono cristiani, ma che sono amorfi, abulici, cioè indolenti, o peggio ancora incoerenti, che si trascinano in una vita sempre uguale, dove è la monotonia il peccato più grave. Gesù ha bisogno di operai che lavorino la sua vigna attivamente (il Regno), che entrino dentro la massa e che si comportino come il lievito: cioè facciano crescere l’impasto, suscitino altri testimoni della voglia di accogliere, di esercitare la misericordia, di essere pane per nutrire il prossimo, di girare per le strade a predicare la venuta del Figlio dell’Uomo.
