La frase di questa domenica è: “Vado a prepararvi un posto”.
In questa frase sono compendiati alcuni capisaldi del messaggio evangelico. Il primo è costituito dalla prima persona del verbo andare. “Io vado”, ci dice che Gesù è l’apripista, colui che conosce la strada e ce la insegna; è colui che va davanti e che scopre gli ostacoli o le difficoltà e con il passaparola ce le ripete lungo tutta la fila di coloro che lo seguono lungo quel sentiero.
Poi c’è il verbo ‘preparare’, esso ci indica che Egli dispone tutto il necessario affinché quel luogo sia pronto per un certo uso o scopo; è come se compisse quella serie di operazioni necessarie per preparare un cibo complesso; è un ‘parola programmatica’ per i destinatari, perché possono anche attardarsi, ma sanno che quando arriveranno non avranno problemi per trovare tutto il necessario: posto dove stare, il cibo da mangiare, una casa dove abitare. Insomma è una assicurazione che rende tranquillo l’ascoltatore.
Infine il termine “posto”, che vuol dire: luogo, situazione, sicurezza. Nulla è più rassicurante sapere che c’è qualcuno che vada avanti, esplori la strada, ci indichi le insidie e che per ultimo ci predisponga il riparo, il rifugio, nel quale sostare, mangiare e riposarsi.
Tutti e tre i termini, legati assieme, costituiscono o si possono sintetizzare con il concetto di amore. Infatti sono coloro che ci amano, si comportano in questo modo.
Ascoltando le narrazioni di tanti pensatori, possiamo notare come questo modus operandi sia connaturato alle modalità attraverso le quali si estrinseca il concetto di ‘genitorialità’. Potremmo dire che tale modo di procedere è la specifica di tutti (o quasi) coloro che mettono al mondo dei figli. Essi cessano di essere avventurieri solitari per diventare guide esperte del territorio dell’esistenza. Vanno avanti perché il loro compito è liberare il sentiero, il più possibile, dalle trappole che la vita pone sul cammino dei propri figli. Lavorano per prenotare e costruire quel “posto”, cioè quelle sicurezze che accoglieranno i figli quando, una volta messi anche loro sul cammino del mondo, avranno bisogno di attrezzi, mezzi, sussistenze, sicurezze per affrontare le loro sfide.
Gesù, non a caso, parla del Padre, come colui che lo ha mandato e lo sta aspettando per riabbracciarlo, dopo che avrà portato a termine il suo compito.
Poi, per coloro che ci riescono preparano anche il posto fisico che è destinato ad accogliere il figlio, dal quale quest’ultimo partirà alla conquista della sua stessa vita. È una pedagogia del servizio personale, interno, familiare, dove il collante è solo l’amore che fa “muovere il sole e le altre stelle”.
