La frase di questa domenica è: “Se non perdonerete di cuore”.
Il Vangelo di oggi potremmo definirlo come “effetto domino”. Nella vita sociale imperversa la prima parte della parabola dove chi si trova nella necessità fa voti per poterne uscire. Poi però avendo la memoria corta, una volta che ha raggiunto la sua sicurezza sembra che dimentichi i primordi della sua esistenza e si comporti come il più spietato dei padroni.
È un meccanismo psico-sociale di rivendicazione: c’è il termine ‘parvenu’ che ben descrive i modi impropri di chi non appartiene alla classe di riferimento economico. Se questo modello lo applichiamo alla vita, ecco che chi è stato abituato a vivere nell’arroganza, poi per motivi vari, si trova a dover fare i conti con ciò e per evitare ulteriori guai dice di pentirsi, una volta ottenuta la tranquillità che andava cercando, ricasca nei suoi modi arroganti.
La parabola di oggi ci dice proprio questo. Il pentimento di facciata, quel fare voti a tutti i santi e poi, una volta ottenuta la grazia, riprendere la vita di prima, questo sta a significare la stigmatizzazione che sottolinea Gesù.
Il vero pentimento, il cambiamento di mentalità, di vita, deve partire dal cuore. In una battuta di un film il personaggio dice che: “Per cambiare e superare le difficoltà ci vogliono km e km di cuore”.
La sociologia spicciola di Gesù, la sua filosofia di vita vanno ad investigare tutti quei comportamenti nei quali si nascondono i prodromi del male, della dannazione. Nella parabola poi si parla “sociologicamente” di classe sociale ‘inversa’ (ante litteram), cioè dall’alto verso il basso là dove, invece, ci si dovrebbe aspettare una ‘lotta di classe dal basso verso l’alto.
In questo caso, invece, è proprio il contrario, un po’ come avviene oggigiorno, là dove i delitti, le truffe, le tragedie familiari si generano perché alcuni hanno raggiunto livelli alti e mal si adattano alle nuove regole con le persone che fino a quel momento li avevano circondati. Ora questi danno fastidio, è il triangolo drammatico di Karpman, per il quale chi ci aiuta diventa poi automaticamente il vero ostacolo alla propria autorealizzazione.
Il magistero di Gesù ci stupisce ogni volta perché riesce a far emergere ciò che né la mente né il cuore hanno forse il coraggio di dirci.
Nella parabola, si sottolinea come è più facile ottenere il perdono richiesto che concedere il nostro.
