La frase di questa domenica è: “Sì Signore. Ma non vi andò”.
La parabola di questa domenica racconta di una situazione molto comune nelle nostre famiglie: ascoltare tante buone intenzioni, propositi e rispetto delle regole, ma poi disattendere in modo quasi scientifico ogni proposito.
I due figli sono due prototipi di persone, sono due modelli in cui in uno il ‘no’ diventa ‘sì’ e nell’altro il ‘sì’ diventa ‘no’. La dichiarazione d’intenti si scontra con un esame di coscienza, un modo di pensare, di elaborare le conseguenze delle proprie risposte.
Sembra la contrapposizione tra un cinico ed un codardo, dove il primo vuol mantenere la propria immagine, ma questa non resiste all’assolvimento dell’impegno.
Il secondo sembra non volere, poi in qualche recondito angolo del suo essere prevale il comando di assolvere il compito richiesto, perché nell’obbedienza c’è una sorta di tranquillità interiore.
Gesù qui pone i due figli rispetto al concetto di volontà. Non conta la prima risposta verbale, conta la risposta agita. Egli vuol far riflettere il credente che è solo nell’azione, nell’obbedienza attiva che si può essere certi di fare la volontà del Padre, allarga poi il discorso alla risposta teologica dei credenti.
Con forti parole afferma che prostitute e pubblicani (cioè le due categorie più reiette del popolo ebraico) li avrebbero preceduti nel Regno dei Cieli. Prostitute e pubblicani non erano soliti frequentare il Tempio, troppo impegnati in affari lontani dalle cose religiose. Al contrario i rabbini che erano tutti i giorni nel tempio a discutere pensavano che sarebbero stati i primi.
No, Gesù ribalta ancora una volta il pensiero comune perché sostiene che è nel cuore, nell’amore che si ha verso il prossimo l’unica risposta che può aprire le porte del Regno. La chiave per quella porta è proprio l’amore verso il prossimo.
Certo una prostituta fa l’amore a pagamento, ma a volte questa mercificazione porta ad avere una sensibilità di amore molto più raffinata di una qualsiasi vergine che si dedica al tempio e che magari nel suo cuore o nei suoi pensieri desidera quello che la prostituta fa ogni giorno. È sempre nel cuore il tesoro, la moneta che può essere spesa per aprire quella porta. Amare è una fatica giornaliera, uno stato mentale, una predisposizione verso l’altro che supera ogni difficoltà. Forse molti di noi pensano che amare sia relegato nelle intenzioni ideali e romantiche di un modo di vita non coinvolgente.
Gesù è entrato nelle case delle prostitute e dei pubblicani, ha mangiato con loro al solo scopo di farci capire che se lo ha fatto lui lo possiamo fare anche noi con quel prossimo che non sempre ci appartiene.
