La frase di questa domenica è: “Tutti mangiarono a sazietà”.
L’episodio è arcinoto: la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Sembra inutile commentare un fatto conosciuto da tutti e sviluppato in ogni suo aspetto. Però mi sembra che uno di questi aspetti possa essere ancora degno di studio e ciò è riferito al termine ‘sazietà’.
Quei cinquemila uomini, per non parlare delle donne e dei bambini, hanno mangiato (probabilmente) un pane e un pesce, cioè si sono nutriti, ma tale nutrimento non è stato solo di sopravvivenza. Tutte quelle persone avevano camminato tutto il giorno seguendo Gesù, lo avevano ascoltato, non si erano occupati di portarsi dietro dei viveri, cioè la loro preoccupazione primaria non era stato il soddisfacimento del loro stomaco, ma del loro cuore e della loro mente.
Così, come risultava economicamente e logisticamente impossibile, anche se avessero potuto girare tutta la regione, avrebbero potuto trovare tutto il cibo necessario. Era quindi una situazione assurda ed impossibile.
Solo in tale contesto poteva quindi dispiegarsi l’azione miracolosa di Gesù, poiché i confini tra la realtà materiale e quella divina, risultavano ben marcati e privi di sospetti o ambiguità.
Anche il numero dei pani e dei pesci contrastava enormemente con la realtà. Gesù, quindi, pronunciò le parole di benedizione e dette da mangiare a tutti i presenti, là dove, alla fine, tutti (quindi uomini, donne e bambini) mangiarono a sazietà, cioè non ebbero più fame.
Questa sazietà è simile all’acqua del pozzo di Giacobbe dove Gesù promise l’acqua alla Samaritana che non le avrebbe fatto venire più sete. Ascoltare le parole di Gesù, pone il fedele a non preoccuparsi più dei beni di questo mondo, perché ormai è sazio di ciò che ha ascoltato e di ciò di cui ha fatto esperienza, tanto che l’ascoltare ed esperire del mondo non saziano più come la Parola detta e vissuta.
La grande folla che seguiva Gesù è simile alle nostre folle che seguono uomini che promettono i loro personali paradisi; gli uomini sono portati a seguire, come pecore condotte al macello, coloro che promettono una qualche speranza. Ma Gesù, a differenza di tutti questi falsi profeti, non promette paradisi artificiali, truffe ben congegnate, illusioni destinate a trasformarsi in cocenti delusioni. Egli promette la redenzione, la resurrezione, Egli promette quel cibo che sazia una volta per tutte. Esistono soddisfazioni che rappresentano la vera ricchezza, esistono parole che sono più concrete di un pezzo di pane, esistono certezze che possono cambiare la vita di ciascun essere vivente. Questa è la sazietà del messaggio evangelico, approntare un desco al quale nessuno avrà più fame, perché, pur rimanendo invischiati nelle pastoie umane, si percepisce la certezza del soddisfacimento della propria vita e l’attesa per una realtà senza fine.
