La frase di questa domenica è: “È simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.
La frase, posta al termine del brano di questa domenica, riassume il concetto di tesoro. Ciò che per noi vale è simile ad un tesoro, per avere il quale siamo disposti a vendere qualsiasi cosa per potercene appropriare. Il desiderio di possesso è un motore potente che ci spinge a fare qualsiasi sacrificio.
Con queste metafore Gesù ci spinge ad impegnarci per avere il tesoro finale. Qui Egli ci suggerisce un comportamento virtuoso che è fatto di impegno, ma anche di sagacia. La sagacia è appunto quella capacità intellettuale di intuire, comprendere e valutare situazioni complesse, con prontezza, acume e avvedutezza. Essa pone in evidenza quella spiccata perspicacia, quasi sempre in senso figurato, che permette di cogliere l’essenza delle cose o l’agire con furbizia.
Se si scopre un grande tesoro in un campo, il vendere tutto ciò che si ha (che è poco a confronto del tesoro scoperto) per comperare quel campo apparentemente inutile, ma che nasconde il tesoro, è un’azione nella quale emerge la capacità dell’uomo di saper valutare ciò che vale o che conta per davvero. Il guadagno finale, poi, vale veramente gli sforzi e il sacrificio del vendere ciò che si ha (in questo caso ciò che si è).
Al termine del brano troviamo il padrone che, chiusosi in casa, si accinge ad aprire il baule con i suoi tesori. A questo punto, però, Gesù non si accontenta che il padrone contempli e si bei di ciò che ha. Egli va in profondità: quell’uomo apre il suo baule (dove dentro è tutto il suo tesoro, cioè se stesso) qui si siede e comincia a trarne fuori tutte le cose che egli ha faticato per avere e che ha giudicato preziose. Quindi compie l’ultima azione, quella più importante e più difficile nello stesso tempo: valuta ogni oggetto prezioso e ne fa due mucchietti: da una parte mette le cose nuove, quelle buone, quelle che oltre al valore materiale hanno anche un valore spirituale; dall’altro mette le cose antiche, quelle vecchie, che hanno ormai fatto il loro tempo e che a ben vedere non sono poi così preziose, anzi forse lo sono state, ma per fini meno nobili delle altre.
Come sulla croce si dice che è stato crocifisso l’uomo vecchio per poter far risorgere l’uomo nuovo, così sono i tesori, così sono le nostre azioni. Nella vita a chi non capita di fare buone azioni che però hanno un sottile strato di interesse personale, di egoismo narcisistico, di meno amore per il prossimo e più amore per se stessi? Ebbene queste non sono degne di rimanere nel baule del tesoro, l’uomo nuovo non può portarsele nel nuovo Regno.
Ogni volta che ci rivolgiamo a Lui, facciamo nostra la preghiera di Salomone, di avere doti non per noi stessi, ma per essere di aiuto agli altri. Così entrando in chiesa saremo sempre più il pubblicano che si batte il petto riconoscendoci peccatori e sempre meno il fariseo pieno della sua boria e sicurezza formale religiosa.
Nessuno è senza peccato, però raccogliamo la pietra più piccola che possiamo, così quando la lasceremo cadere (invece di lanciarla) essa farà meno rumore.
