La parola di questa domenica è: discordia.
Che cos’è la zizzania? In botanica la zizzania è definita come ‘loglio ubriacante’, pianta infestante, graminacea, nata per crescere tra i cereali e produrre intossicazioni a causa di un fungo. Quindi siamo di fronte ad una pianta che invade il territorio altrui, che ruba energie ad altre piante al solo scopo esclusivo di vivere meglio. La zizzania vive in mezzo al grano proprio per potersi cibare di più e meglio.
Interessante è anche il doppio termine con il quale è conosciuta: zizzania o gramigna. Nel linguaggio popolare le persone cattive venivano dette: “Sei grammo come la gramigna”, mentre quelle litigiose: “Ti piace seminare zizzania”.
Così veniamo al significato metaforico del termine. Da una parte c’è la cattiveria e dall’altro la discordia. Queste sono due delle caratteristiche del dia-ballein (dividere le cose), del demonio, cioè di quell’individuo che gode nel fare del male agli altri. Gesù usa la parabola per definire quella pletora di individui che non vivono secondo la luce, ma preferiscono le tenebre.
Poi è fondamentale sottolineare che la cattiveria e la discordia sono nemiche della bontà e dell’unità. Il grano da cui si ottiene la farina per farne il pane, che rappresenta appunto l’unità e la bontà ha come vicino di casa il male. Gesù rimanda tutto agli ultimi tempi e ciò fa un po’ paura perché qui anticipa che cosa accadrà appunto in questi ultimi istanti, non solo dell’umanità, ma nel momento in cui un uomo muore.
Lì, in quell’ultima espirazione avviene la cernita: se è una spiga allora entrerà nel sacco della farina e sarà presto il pane, cioè il corpo spirituale del Cristo; se è gramigna verrà anch’essa colta, ma legata in fascine e gettata in quel fuoco che brucia con una fiamma inestinguibile.
La parabola è la narrazione della vita di ciascuno di noi: noi viviamo la nostra vita, siamo stati seminati dal buon contadino, solo che le stagioni, il vento, la pioggia, il sole fanno si che quel seme cresca, ma nel contempo che assuma nel crescere le caratteristiche che la libertà stessa dell’uomo ha voluto arrogarsi a sé. Se le seduzioni, le debolezze, l’amore malato per le cose riempiono la pianta dei loro doni, allora il seme diviene una pianta, quella della zizzania. Se, al contrario, i valori buoni lo informano, allora quel seme d diventa una dorata spiga di grano.
Sì perché, al contrario di quanto accade in natura, là dove le regole e le caratteristiche sono codificate, il seme dell’uomo è un seme indifferenziato che è portatore di tutte le piante del creato. Sta poi al seme stesso che dà origine alla pianta cercare di indirizzare quel piccolo germoglio verso una pianta piuttosto che un’altra.
La frase finale del testo è emblematica: “Chi ha orecchi ascolti!” se ci pensiamo, tutti gli animali hanno le orecchie e ascoltano, allora perché Gesù ha detto ciò? Che cosa intende col termine orecchi? E che cosa con il termine “ascolti?”
Pensiamo proprio questo: “Gli orecchi del seme devono ascoltare per poter scegliere chi essere, ma se tali orecchi non sono sintonizzati sulle frequenze del messaggio evangelico, allora ascoltiamo un’altra stazione radio che trasmette altre informazioni e che quindi vanno a dirigere i passi di quel seme verso il male. Chiediamo di essere fedeli ascoltatori e agenti delle parole ascoltate.
