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L’Angolo del Monaco – Dom. XV del Tempo Ordinario

Lug 11, 2026 | L'angolo del Monaco

Le frasi di questa domenica sono: “… un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono”, e la relativa spiegazione: “Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto”.

Analizziamole separatamente. La frase della parabola pone a confronto i termini: la strada (uccelli), sassi (il sole che brucia), i rovi (soffocamento), il terreno (la buona accettazione).

Le nostre azioni, parimenti alla Parola, sono rivolte ad un nulla di fatto, quando sono fatte fine a se stesse; possono incontrare difficoltà, ma dal momento che abbiamo la ragione possono sembrare buone, solo che con l’andare del tempo rivelano tutta la loro inanità, perché non sono supportate da valori e condotte di vita sicuri; possono sovrastare, affrontare problemi molto più grandi di noi, ma poi, inevitabilmente, la nostra natura umana debole e priva di radici profonde è destinata a renderle vuote; infine vi sono alcune azioni, che forse paiono semplici e non eclatanti, sono però orientate da quel sacro fuoco intimo che ci anima quando trova una concordanza con i valori, i desideri, l’altruismo che ci caratterizza come animali sociali, e allora tali azioni assumono l’epopea eroica delle gesta degli antichi, si ammantano dei valori della libertà, del rispetto per il prossimo, della dignità, dell’empatia, della capacità di essere portatori di un messaggio che va oltre i nostri interessi personali, per spiegare le proprie ali sulle lande deserte della difesa dell’altro, dell’aiuto incondizionato, della compartecipazione e compassione per coloro che sono nel bisogno, al fine di elevarli alla stesa altezza della nostra intimità.

 E non sono gli uccelli (gli opportunisti), i sassi (gli indifferenti), o i rovi (i prevaricatori) che ci possono fermare perché abbiamo dinnanzi solo il bene per chi ci tende la sua mano, per chi ci chiede aiuto senza parlare, per chi ci guarda senza vederci perché in noi abbiamo gli occhi del divino.

Nella seconda frase abbiamo che l’ascolto del messaggio evangelico non attecchisce perché il proprio modo di vivere è dominato dalla materialità, dove il proprio dio è il denaro, dove la parola è quella del nemico di sempre.

Ci sono, poi, coloro che ascoltano e hanno un modo di vedere la vita accaparrante, cioè di tutto si infatuano, ma non si legano a nulla. Il messaggio evangelico è accattivante, ma appena c’è una tribolazione si attiva una sorta di ripicca, richiamando tutto il bene fatto prima e se la prendono con Dio perché, in un certo senso, Egli è debitore verso l’uomo che ha fatto del bene o si è comportato bene. Così, quasi per vendetta, uno alla volta le spalle a chi pensava amico, lo legge come un traditore.

La terza opzione è quella che potremmo definire dell’incostanza egoistica perché il messaggio ci piace, ci serve per quel che ci interessa, ma non lo vogliamo troppo presente perché è lui che ci soffoca, non le nostre preoccupazioni quotidiane è un peso (a volte leggero quando va tutto bene; pesante quando le cose non girano come noi vogliamo) soprattutto se tale messaggio confligge contro i nostri desideri e appetiti.

Se però noi cerchiamo di essere servizievoli ed umili ecco che esso apre il suo tesoro e ci dona quei regali che abbiamo cercato per tutta la vita con sforzi sovrumani, ma che poi troviamo nelle mani che si tendono verso di noi e che noi prendiamo per rialzare chi è caduto.

Ecco, il com-prendere si manifesta nella solidarietà, nel donare il nostro tempo, nel condividere i nostri spazi di vita con chi sta camminando a tentoni e ha bisogno non di un luminare, ma di un compagno di viaggio per intraprendere quel meraviglioso cammino che è la nostra vita.

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