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L’Angolo del Monaco – Dom. XIV del Tempo Ordinario

Lug 4, 2026 | L'angolo del Monaco

La frase di questa domenica è: “Venite a me, voi che siete stanchi ed oppressi ed io vi ristorerò”.

Nel mondo globalizzato in cui viviamo, a farla da padrone è il digitale; che, nello slogan dei primi anni, annunciava che si sarebbe abbandonato per sempre l’analogico, insomma che avremmo vissuto più su internet che per la strada o a casa nostra (ciò è avvenuto, ma ben lontano dalle aspettative).

Questa rivoluzione tecnologica sarebbe stata un vantaggio sulla fatica fisica che fin dalla notte dei tempi aveva costituito il pericolo primo dell’uomo. Pensiamo alla frase della Genesi con la quale Dio condanna Adamo a faticare tutti i giorni della sua vita; ai milioni di schiavi che nell’antichità costituivano la forza lavoro senza la quale nessuna opera sarebbe mai stata realizzata; alle fatiche sovrumane nelle cave, nelle miniere, (e per venire ai nostri giorni) anche in fabbrica, nel coltivare la terra, ecc. quindi la fatica è una delle maggiori condanne nella vita dell’uomo, perché se si vuole mangiare, si deve lavorare; lavorare è fatica e quindi essa è connaturata all’esistenza umana.

Ben altra cosa è l’oppressione, che è già qualcosa di più della fatica. Essa comprende anche la sfera spirituale e culturale.

Essere oppressi è sinonimo di mancanza di libertà; avere un aguzzino come padrone, che abbia il potere di vita o di morte su ciascuno (e non solo concretamente). L’oppressione è comune soprattutto là dove l’uomo ha consapevolezza della propria dignità, ma sa che tale dignità è vilipesa e abbruttita, quindi vive in una dimensione di prigionia.

Qui Gesù si presenta come il nuovo Mosè, il liberatore del popolo di Dio, di qualsiasi popolo, che vive una vita indegna del proprio essere a favore di un élite che gode di ogni privilegio, proprio perché opprime coloro che servono come corrispettivo per il loro essere superiori.

È la riscossa delle masse là dove esse sono oppresse dal potere del denaro, dalla prepotenza di coloro che vogliono comandare, che vogliono soddisfare ogni loro capriccio, di quelle idee pseudo culturali che sono proprie di chi vede il mondo come una cosa propria e gli altri solo un ‘accidente funzionale’, che però non devono avere voce in capitolo.

È l’ottusità al potere, l’ignoranza becera che domina perché ha i mezzi economici per farlo, ma che è dominata dalla paura che le masse possano risvegliarsi e capovolgere la situazione.

Con la sua frase Gesù, non divide il mondo in buoni e cattivi, ma avoca a sé tutti coloro che si sentono stanchi di quel vivere male, non dovuto agli eventi naturali, ma dalle azioni umane e che quindi possono essere ‘convertite’.

L’invito è parte dell’annuncio, di quella buona novella che libera l’uomo dal male (“liberaci dal male”) che è molto più seducente che il ‘fare del bene’. È la frase che accoglie e rasserena esistenze percosse da quel “male di vivere” che fagocita esistenze lasciate allo sbando. Stancarsi nel “far del bene”, poi, è l’unica forma di libertà che dona la vita contemporaneamente a chi lo fa e a chi lo riceve.    

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