La frase di questa domenica è: “Chi avrà perduto la vita per causa mia la troverà”.
L’ossimoro contenuto in questa frase ha in sé la stessa contraddizione che hanno tutti questi costrutti: l’impossibilità logica di accettare insieme una cosa e il suo contrario, questo perché il nostro modo di pensare, modellato sulla logica aristotelica, costituisce un grave handicap.
Infatti, esso produce un significato che, per quanto uno si sforzi di accettarlo, non ci riesce. Sembra che alcune frasi, che Gesù pronuncia, non siano state costruite nella sua cultura, ma provengano da culture diverse, orientali, dove vigeva una logica completamente differente.
Ricordiamo che una delle frasi più note dello zen recita: “Il vero vedere è quando non c’è nulla da vedere”. Cioè, quando smettiamo di essere carichi della zavorra delle cose materiali e dei pregiudizi, allora possiamo cominciare a vedere una realtà molto diversa. Nel buddismo zen la vista si associa al concetto di illuminazione e quindi a quel senso di conversione che Gesù richiama molto spesso.
Ritornando alla nostra logica, se uno strumento o un organo è stato creato per uno scopo specifico, non può essere utilizzato “per il suo contrario”.
Ecco un’altra frase famosa di Eraclito. Questo filosofo greco aveva basato uno dei suoi principi di conoscenza proprio sull’unione dei contrari. Noi non possiamo conoscere il caldo se non abbiamo se non abbiamo fatto esperienza del freddo (e viceversa), in quanto è quest’ultimo che definisce il primo.
Con la frase di Gesù: “chi perde la vita (per me) la troverà”, dobbiamo fare un passo ulteriore per comprenderne l’intimo significato. Infatti in essa viene sottolineato il fatto che è la ‘vita’, la cifra che definisce i due verbi: perdere e trovare. Perciò analizziamo il termine ‘vita’.
Anche qui lo sforzo che dobbiamo fare è volto verso un’altra direzione rispetto al significato che diamo noi al termine ‘vita’. Essa non significa quel contesto spazio/temporale (quindi finito e limitato) all’interno di una manifestazione naturale che sottende a regole ben precise, tra cui quella che: chi nasce poi muore.
Il termine ‘vita’, inteso in questa frase, ha il significato di relazione volta all’esaltazione del bene per il prossimo, manifestazione nel tempo e nello spazio di quel concetto imponderabile e indecifrabile che è l’amore. Quindi il concetto vita/amore è il sostrato che anima un altro mondo dove non vale assolutamente la logica di questo stesso mondo perché troppo limitato ed insicuro nelle sue azioni di risposta.
Decodificando il reale possiamo dire che perdere la vita, qui viene inteso come rinunciare a tutti quei desideri, agi, egoismi, privilegi, particolarismi che vivono nel nostro mondo. Abbandonando ciò ci si trova, invece, ad affrontare l’esperienza della vera vita, appagante, libera, vera, eterna.
Un piccolo assaggio lo possiamo provare quando, facendo qualcosa che ci costa tanto per gli altri, abbiamo un ritorno di pace interiore che non riusciamo a riconoscere nelle altre azioni quotidiane.
