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L’Angolo del Monaco – Domenica del Corpus Domini

Giu 6, 2026 | L'angolo del Monaco

La frase di questa domenica è: “Il pane che vi darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Continuano i temi del pane, del corpo, della vita eterna, come messaggi post pasquali. L’accento in questo caso è posto sulla simbologia del pane che rappresenta il corpo, che rappresenta la sostanza che sorregge l’unica realtà.

Quando il filosofo Aristotele elaborò le sue dieci categorie, le costruì mettendo un qualcosa di solido alla base, di concreto, di generale (anzi di universale) e su di esso aggiunse nove caratteristiche che mescolate tra loro in una miriade di combinazioni avrebbero dato la multiformità della realtà.

Tra le principali categorie ricordiamo: la qualità, la quantità, la relazione, il luogo, il tempo, ecc. Come possiamo notare, la caratteristica combinatoria ci consegna la variegarietà del creato. Basta cambiare una piccola parte in una di quelle, che cambia il soggetto osservato.

Quindi se le applichiamo al pane, che Gesù ha usato nell’Ultima Cena, ecco che lo ha spezzato, da uno sono diventati due e poi via via si sono moltiplicate, sempre diverso, ma sempre uguale a se stesso nella sostanza.

Anche se prendiamo il corpo come tema, accade la stessa cosa, basta girare gli occhi intorno a noi vediamo quante e quali manifestazioni attraverso le quali come lo stesso corpo colpisca i nostri occhi.

Se poi prendiamo l’entità ‘Figlio di Dio’, allora veramente con essa raggiungiamo i confini dell’universo. Quando Gesù compì il rito del memoriale, annunciò una grande verità. Se gli uomini avessero eseguito il rito comprendendone il significato più recondito, la loro vita, automaticamente, sarebbe migliorata.

Siamo qui di fronte all’operazione di ritorno in patria, cioè l’uomo avrebbe potuto, in parte, riconquistare quel pezzetto di Eden, che per sua natura gli appartiene, in quanto donatogli da Dio all’alba della creazione.

Mangiare la carne e bere il sangue, ovviamente non sono rituali animistici, ma assunzione di responsabilità relazionali atte a far convivere gli uomini in una sorta di Pax Universalis. Quando uno mangia il pane, i suoi costitutivi orgnico-chimici vanno a sostenere tutte quelle parti del corpo materiale che hanno bisogno di nutrimento per poter continuare a vivere.

Ma tale mutamento non va solo a sostenere il corpo materiale, ma anche quello spirituale/psichico, o che dir si voglia, allora ecco che il pane assume un’importanza determinante e il rito diventa la modalità di somministrazione dell’energia necessaria.

Quando nell’Eucaristia assumiamo quel pane che è corpo, ma che soprattutto è anima di quel messaggio sublime di amore universale, veramente dovremmo sentirci trasformati e forniti di un valido scudo contro le seduzioni del male. Resta sempre il fatto che troppo spesso però andiamo a mangiare un pezzo di cialda perché i nostri occhi non riescono ad andare oltre le nostre menti, non assumono fino in fondo il valore di quell’incontro.  

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