La frase di questa domenica è: “Abbiate la vita eterna”.
È vera l’idea che il Regno che Gesù è venuto ad inaugurare in questo mondo è già presente nelle nostre vite; quindi che l’amore, la pace, la salvezza, la vita eterna sono elementi già presenti nelle nostre quotidianità.
Chi rifiuta il messaggio evangelico, come: rispettare il prossimo, difendere la dignità, la vita; amare coloro che ci sono vicini; aiutare invece chi è lontano; vivere una vita all’insegna della misericordia, si autocondanna ad una vita fatta di continui conflitti; di azioni che gli si ritorcono contro, di desideri inappagabili, di una povertà materiale e culturale che brucia la loro stessa esistenza, come, in ultimo, il pensiero che la propria vita è solo un “accidente” di natura.
Se essa è così allora perché devo darmi da fare per gli altri? Arraffo tutto ciò che posso: dall’amore ai beni materiali e poi grido la frase: “Muoia Sansone con tutti i Filistei!”, cioè dopo di me non mi interessa chi sopravvive, io ho depredato tutto ciò che potevo dalla vita, anche vessando tutti coloro che ho incontrato.
Ma se, invece, pur non credendo in un Dio o in Gesù Cristo, ne seguo le linee sociali, impronto le mie relazioni con lo stesso spirito, forse posso passare una vita migliore. Chi crede sa che alla fine della nostra vita, Dio premierà con gli stessi talenti sia i suoi lavoratori sia quelli che hanno lavorato nella vigna di qualche vicino, ma che abbiano lavorato applicando i valori che i suoi discepoli hanno vissuto.
Il corpo è uno strumento che è destinato a sparire perché la natura vuole così, ma ciò che intimamente ciascuno ha costruito di intangibile, quei beni che né la ruggine o la tignola consumano e i ladri rubano.
Allora quella che è la parte che continuerà a vivere, assumerà la stessa connotazione di quell’idea che gli uomini hanno chiamato Dio o nei mille modi con i quali uomini di terre e tempi diversi hanno definito quel sentire che era impossibile da definire. Gesù ci dice che noi potremmo vivere in eterno. Certo perché quello che noi siamo non rimane in noi, ma ritorna al Padre, che è il luogo della nostra meta finale e che è eterno per sua natura.
