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L’Angolo del Monaco – Domenica di Pentecoste

Giu 7, 2025 | L'angolo del Monaco

La frase di questa domenica è: “Vi darò un altro Paraclito”.

Oggi è la domenica di Pentecoste. Come tutte le feste cristiane, anche la Pentecoste riposa su una festa più antica, ebraica, che era chiamata la “festa della mietitura e dei primi frutti” e si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua.

Nella tradizione cristiana, invece, è la festa che celebra la nascita della Chiesa, quella Chiesa primitiva, chiamata anche “Petrina”, là dove il primato di Pietro e la sua presenza rappresentavano la continuazione e la certezza, il sostegno indispensabile per le giovani comunità.

La discesa dello spirito Santo, che figurativamente è rappresentato come una apparizione di fiammelle sulle teste degli Apostoli radunati nel Cenacolo, sta ad indicare che essi sono sati investiti dello stesso potere che ebbe Gesù quando era ancora in mezzo a loro. Infatti, parlando alla folla eterogenea e multilingue, ognuno sente distintamente parlare nella propria lingua, con la propria sensibilità, con le proprie conoscenze.

In tale ottica si dovrebbe calare la Chiesa che, attraverso le sue azioni e il suo magistero, che si rivolge a tutti i popoli della terra, in modo tale che ogni popolo dovrebbe comprenderne il messaggio di liberazione di cui è portatrice o per lo meno i suoi messaggeri dovrebbero essere portatori. Non sempre è stato così.

Ma c’è un altro elemento che invece è sicuramente coerente e potente: il Paraclito, o per meglio dire il Consolatore. Gesù promette ai suoi discepoli che non li lascerà soli, ma che manderà loro uno spirito che li aiuterà nella loro missione evangelizzatrice e che rimarrà con loro tutti i giorni della loro vita.

È questo lo Spirito sul quale ogni credente, che appone la sua speranza di aiuto e di salvezza. Lo Spirito Santo è quello spirito che Gesù ha incarnato e che il Padre ha creato: l’amore.

Se uno ama si comporta di conseguenza (“se uno mi ama mi segua”) e la sua vita sarà ricca di bene per sé e per gli altri; quel prossimo che, sempre più bisognoso, continua ad affollarsi intorno a lui per ascoltarlo, per ascoltare quel Maestro che indica la via per la vita eterna.

Oggi è la festa di ciascuno di noi come comunità: “là dove due sono riuniti nel mio nome io sarò in mezzo a loro”. Così la comunità assume quella forza che dovrebbe sconfiggere ogni male, con la stessa forza della testuggine romana, quando faceva quadrato contro gli avversari; contro le ingiustizie soprattutto sociali, perché diventa inconcepibile se, una in comunità si dice cristiana, ci siano conflitti sociali al suo interno.

Oggi è la festa nella quale la discesa dello Spirito Santo entra dentro le nostre menti e i nostri cuori e da lì dirige le nostre azioni a favore del prossimo. Quelle fiammelle sulle teste dei discepoli non sono i fuochi fatui delle tombe estive che cessano al cessare delle condizioni climatiche (temperature e gas).

Sono fuochi che bruciano dentro a coloro che li aiutano a fare qualcosa di talmente grande ed importante che cambia per sempre le loro e le nostre vite, di cui abbiamo testimonianza sia tra i cristiani praticanti (Madre Teresa di Calcutta) sia tra i laici e coloro che apparentemente non credono o coloro che seguono altre religioni o che non ne seguono alcuna tranne quella della promozione dell’uomo (Albert Schweitzer Gandhi, Gino Strada, ecc).

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