le notizie dell’abbazia

L’Angolo del Monaco – Domenica III di Pasqua

Apr 18, 2026 | L'angolo del Monaco

La parola di questa domenica è: “la strada”.

“Due discepoli erano in cammino”, “conversavano”, Gesù “si avvicinò e camminava con loro”. È un bellissimo quadro, una splendida metafora di quello che è il rapporto tra il discepolo e il Cristo.

Gli uomini vanno per la loro strada, ma inevitabilmente si vedono “accompagnati” da una “presenza”, non ingombrante, perché la strada è sempre piena di gente che va e che viene, attenta ai propri interessi concreti.

Nella metafora, ecco, che una presenza discreta, affretta o rallenta il passo per sincronizzarlo alla cadenza dei due discepoli che sono preoccupati, poiché ciò che avevano sperato non si era realizzato.

La tristezza e la delusione aumentano perché, lo studio delle profezie e le predizioni di quel Rabbi, sembravano cariche di speranza, ma quella speranza si è infranta contro la realtà delle cose: tre chiodi e due tavole di legno che hanno messo fine a quella vita.

Sì certo, a detta delle donne, c’erano state delle presenze angeliche che avevano annunciato la resurrezione. Anche gli stessi apostoli si erano recati sul luogo e avevano anch’essi confermato la versione delle donne. Il pensiero sotteso a questi due gruppi era quello del furto del cadavere del condannato; tesi che è stata cavalcata dalle istituzioni e dal potere. Naturalmente era la cosa più ovvia che l’umanità potesse pensare.

Fin qui il livello umano, la lettura “politica” della “trafugamento del morto”, o “comparsa” sulla quale poi costruire la “presunta divinità di quel ciarlatano”.

Però, quel compagno di viaggio affida, a delle domande ingenue, l’incipit del suo discorso. Poi viene fuori il Rabbi, l’esperto della storia del popolo ebraico. A questo punto, nei due discepoli si fa strada l’idea che quell’incontro occasionale per loro sia stata una fortuna perché possono avere, sciorinate, tutte le citazioni che riguardavano il Messia, la spiegazione del nucleo fondante la propria religione, le interpretazioni della Torah.

Ne sono rimasti così impressionati che, come forma di educazione, invitano quello sconosciuto a restare con loro per la cena e per la notte. La lezione, che quel compagno di viaggio a fatto loro, ha un po’ mitigato la propria tristezza. Ma ecco, che durante la cena, avviene la rivelazione: quello sconosciuto compie i gesti che il Maestro aveva insegnato ai suoi discepoli e aveva comandato loro di perpetuarli, come sua eredità. Benedire e spezzare il pane è l’azione disvelante il torpore nel quale la delusione li aveva gettati; è il grimaldello che apre loro gli occhi e riconoscono nello sconosciuto quel Gesù di Nazareth.

I loro cuori passano dalla tristezza alla gioia, l’emozione li vince a tal punto che devono riprendere subito la strada inversa; devono ritornare a Gerusalemme per portare la prova che era vero il pensiero della risurrezione, che il sospetto del potere è sbagliato, che la tomba vuota non è vuota, è stata riempita di vita.

Naturalmente il loro compagno di viaggio si è dileguato, perché ormai non c’è più bisogno di lui, lo avevano già dentro nei loro cuori e nelle loro menti.

Tale metafora si avvera per ciascuno di noi in ogni occasione. Ecco che cosa vuol dire incontrare veramente il Cristo, vivere le sofferenze della quotidianità, ma riuscire a vedere nei compagni di viaggio i segni di una presenza che modifica, nel camminare insieme; il nostro modo di vedere il mondo, gli altri, noi stessi.

Incontrare il Cristo non è rimanere nel tempio, è mettersi sulla strada di Emmaus e parlare di Colui che è per sempre in mezzo a noi, così da coltivare quell’emozione che solo l’incontro con l’altro ci apre gli occhi alla vera vita.            

ULTIMI ARTICOLI

Contatti

Tel: 019 60 2301

Dove siamo

Via Santuario, 59
17024 - Finale Ligure (SV)

Social