La frase di questa domenica è: “Pace a voi”.
Mai un augurio è stato più accettato di questo; oggi, dove ogni giorno, il mondo si trova sul baratro della sua autodistruzione. Non si vuole fare, qui, un discorso catastrofico, ma visti gli interpreti della politica internazionale, non è che possiamo dire di essere in buone mani. Certo in passato ci sono state tante guerre, ma nessuna della portata distruttiva della prossima.
Però, qui, è necessario fare un distinguo. Gesù dona la pace, “ma non come la dà il mondo, ma come la dà Dio”. Ecco la differenza di un concetto conosciuto da tutti, seguito solo da pochissimi, compreso solo da alcuni spiriti nobili. Tutto il resto è immerso in una palude nella quale l’umanità ama crogiolarsi anche se, a parole, chiede sempre acqua corrente e pulita, ma poi preferisce l’acqua stagnante e putrida perché le larve che la infestano vi trovano il loro unico nutrimento.
“Pace a voi”, che bell’augurio da dire a chi si incontra e ancora più sincero sarebbe “Che la pace che io auguro a te sia la pace che io voglio per me”. Così non ci sarebbero angoli bui.
Ma gli uomini sono maestri in doppiezza, in falsità. Aveva ragione Gesù in un altro passo del Vangelo in cui dice che non si può amare la luce e desiderare di vivere al buio; così come l’amore che, nelle notizie sui quotidiani, è sempre in ombra, mentre i fatti delittuosi, gli odi, le violente aggressioni campeggiano a tutto titolo nelle informazioni di una società malsana, troppo corrotta per apprezzare la vera pace.
Sì perché come scrisse il poeta “Solo quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere il mondo potrà scoprire la pace “ (Jimi Hendrix). Con questo aforisma si centra il vero nemico della pace, si scopre il serpente nell’intimo dell’animo umano, il genio occulto (ma non troppo) che fa muovere come burattini gli uomini, che hanno l’illusione di possederlo (nessuno lo possiede veramente, ma certamente è posseduto da lui).
È il prodotto umano più squallido che in una comunità ci possa essere; così come è vergognoso, ridicolo e insulso, vedere come tanti burattini che ballano intorno ad un manico di scopa con la speranza di poterlo afferrare. Sì perché il gioco perverso dice che solo chi lo afferrerà potrà ramazzare.
E i burattini ignoranti s’accapigliano, si spingono, si strusciano l’un l’altro, cercando i modi più sottili per prendere quell’inutile bastone che “per convenzione”, nel gioco di visibilità, chiunque in quel momento l’afferri si concede di poter comandare, ma poi il gioco continua, e la scopa viene rimessa la centro (e con essa il potere) e il gioco ricomincia in un’eterna danza pagana.
Gesù invece ci dà la pace di Dio; e, infatti, anche lui, dopo aver dato ai discepoli l’augurio di pace, “detto questo soffiò su di loro”, proprio come Dio soffiò per vivificare Adamo per dargli la pace di Eden, ma poi venne il serpente e tutto si oscurò.
Adamo cercava la luce e non sapeva che era lui la luce; volle quella luce che gli venne suggerita, ma essa erano le tenebre dell’egoismo. Chiediamo a Dio la sua pace e diamoci pace vicendevolmente così che da uomini nuovi possiamo contribuire a costruire la vera pace.
