Ed è sempre Pietro che all’annuncio delle donne corre, si fa per dire, al sepolcro, vi giunge dopo l’altro discepolo, entra dentro, vede i teli posati là ed il sudario, avvolto, in un luogo a parte.
Continua ad essere il Pietro incredulo (al contrario delle donne), che però sta cominciando a convincersi che qualcosa di grande è accaduto. Comincia ad entrare in quel ruolo di capo dei discepoli, colui che li deve guidare, confortare, rassicurare, non più con la mente di prima, estremamente sanguigna ed esuberante, ma più riflessiva più ponderata.
Ora deve ragionare per confortare, per raccogliere intorno a sé le pecorelle smarrite del Maestro. È il capo della prima chiesa, quella più autentica, più povera, che si pone tante domande, che non ha certezze, se non quella del ritrovamento dei teli e del sudario e della scomparsa del corpo di Gesù.
È il capo di quella chiesa che accoglie tutti e divide fra tutti ciò che essa possiede perché l’unica ricchezza di cui è portatore sono i giorni passati insieme al Maestro, sono le sue parole, la sua eredità preziosa. Ora sta a lui diffondere il suo verbo rassicurando, con la sua vicinanza, i dubbi che inevitabilmente cominciano a sorgere. È Pietro lo spaccamonti, il pescatore ignorante che comincia ad insegnare l’umiltà, la ponderatezza, la sicurezza perché ciò che gli è capitato è qualcosa di misteriosamente divino. Egli ha vissuto per tre anni a fianco di uno che diceva a tutti di essere il figlio di Dio, ma che solo i teli abbandonati nel sepolcro ne hanno sancito la divinità.
