La frase di questa domenica è: “Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati”.
In questa domenica delle Palme, dove tutto splende di gloria e di osanna, questa frase contenuta nel Vangelo di Matteo ci apre uno scenario alquanto paradossale.
I discepoli che durante quella giornata epocale avevano assistito al trionfo del loro Maestro, avevano veduto quanta gente, appunto, lo osannava; poi erano andati a cena e avevano veduto tutti i segni che aveva fatto per loro, proprio loro, i più fidati, quelli che lo accompagnavano nel Getsemani, nel momento in cui dovevono stargli più vicino, si addormentano.
Anche questo episodio è inserito per insegnarci qualcosa. Infatti il problema di ogni leader è quello di poter avere dei seguaci che sappiano affrontare le sue stesse fatiche. In questo caso la giornata era andata nel miglior modo possibile. Ma non era ancora finita. Nel momento della riflessione, nel tempo in cui si devono tirare le somme delle nostre azioni, riflettere sui nostri comportamenti ecco che corriamo il rischio che i sensi si addormentino, che venga meno quella tensione che ha animato le nostre idee, i nostri propositi.
Emblematico il discorso di Pietro che è disposto a sacrificarsi per il suo Maestro, ma poi dorme. Che cos’è questo sonno? È il sonno dell’incostanza, è il sonno che intercorre tra l’ideale e l’azione, tra il proposito e la realizzazione di esso.
Gesù che ha ben presente che cosa gli sta per accadere è ben desto, ma i suoi amici no, ecco la differenza. La stesa differenza tra il proposito di Pietro di non scandalizzarsi di lui e il canto del gallo che non annuncia il sorgere del sole, bensì il suo tramonto, salvo poi uscire fuori e piangere amaramente perché finalmente quel sonno che ha appannato i suoi occhi è andato via e la stessa energia di Gesù ha finalmente fatto breccia in quel rude pescatore.
Dunque pensiamo al nostro sonno, a quel torpore che quotidianamente ci sovrasta quando dobbiamo compiere azioni che richiedono la nostra capacità di scelta, che inficia azioni che dovrebbero supportare la nostra dignità di uomini, azioni che dovrebbero sostenere la comunità come umanità sofferente.
Ebbene questo sonno fa sì che le cose in questo mondo vadano come stanno andando, dove ci sono milioni di persone che soffrono per la fame, per le malattie, la povertà, la violenza e dall’altro coloro che potrebbero aiutarli, perché sono ricchi, sani satolli, sicuri, e si fanno ottenebrare da interessi che sono il torpore dell’indifferenza e il sonno dell’insensibilità umana.
Facciamo nostro il monito di Gesù: “vegliate perché lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. Lui è lo spirito, noi siamo la carne. Preghiamo perché è l’unica possibilità che abbiamo per fortificare questo nostro corpo indifeso; preghiamo per sostenere le nostre palpebre quando arriverà il sonno della sfiducia; preghiamo soprattutto lei, sua Madre, perché sta mancando il vino e la festa potrebbe trasformarsi in fallimento, facciamoci coraggio e chiediamo a quella piccola donna di comandare al suo potente Figlio di accorgersi di noi.
