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L’Angolo del Monaco – Domenica V di Quaresima

Mar 21, 2026 | L'angolo del Monaco

La frase di questa domenica è: “Io sono la resurrezione e la vita”.

La vicenda di Lazzaro è una storia pedagogica, perché è narrata per insegnare. Il suo insegnamento principale, il focus della storia è la fede nelle sue diverse manifestazioni.

C’è la fede di Marta che continua a focalizzarsi sugli aspetti concreti (manda già cattivo odore).

C’è la fede di Maria che non va incontro, aspetta di essere avvisata da sua sorella, poi manifesta apertamente la sua devozione gettandosi ai piedi di Gesù.

C’è la fede dei curiosi che sono in casa delle sorelle per consolarle e che subito si accodano per vedere piangere Gesù al sepolcro.

Ci sono tante fedi, grandi e piccole, interessate e sincere, superficiali e profonde, proprio come le nostre, che raccontano di una umanità legata ai propri limiti. Comunque al di là di ciò, gli esempi sono descritti per dimostrare la divinità di Gesù e la sua potenza sulla morte.

Sono tutte metafore di quello che è stato l’atto supremo per cui l’uomo Cristo è quel Messia tanto atteso. È la resurrezione di Lazzaro il terzo quadro di questo polittico. Un Lazzaro morto già da quattro giorni; una fede che va oltre la morte, una disperazione autentica per la perdita.

Gli stessi ingredienti li troviamo sul Calvario e al Sepolcro. Gli evangelisti narrano per educare, per sistematizzare una storia, per cercare di fondare la nuova fede su fatti che sono stati testimoniati, che hanno visto molti partecipanti ad essi e che quindi potrebbero testimoniare la veridicità o meno degli eventi accaduti.

Ma noi? Noi che oggi viviamo qui, che cosa possono dirci di nuovo episodi lontanissimi e il più delle volte inverosimili? Noi uomini del terzo millennio imbottiti di logiche quantistiche, post aristoteliche, post di tutto ciò che è stata la cultura di questi duemila anni.

La fede che manifestiamo ogni girono è quella auspicata in più episodi da Gesù che sottolinea come fosse facile per i presenti credere, ma che beati sarebbero stati i posteri “che non hanno visto eppure crederanno”. Ma noi, “riusciamo a vedere” con gli occhi del cuore l’ineluttabilità della fede come unico appiglio alla nostra vita?

Riusciamo ad avere una Fede: non una fede bambina, né una fede bigotta, ma una fede basata su quella ricchezza che lo stesso credere produce dentro di noi?

Un esempio per cercare di capire meglio. Quando uno supera un esame, o si laurea, o fa il suo primo giorno di lavoro, oppure ottiene dei risultati che lo ripagano di tutti gli sforzi e i sacrifici che per anni ha compiuto, oltre ai complimenti dei parenti, degli amici, dei testimoni, trova la sua maggior soddisfazione, la sua gioia in un mondo interiore, là dove nessuno potrà mai portargli via ciò che sta provando e che lo accompagnerà per tutta la vita.

Il risultato che ha ottenuto è stato il frutto della sua fede nelle sue possibilità, nella scelta del suo cammino, di tutta una infinita serie di azioni che gli sono costate tempo, fatica, frustrazioni. Alla fine, se ha la costanza di proseguire, nonostante tutti gli ostacoli, e raggiunge ciò che ha desiderato, ecco quel risultato è quella persona nella sua anima più pura; la gioia che ottiene è solo sua e ne informerà per sempre la sua vita. Questo esempio traduciamolo nella fede in Gesù Cristo e avremo una pallida idea di che cosa potrebbe essere il premio eterno.

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