La frase di questa domenica è: “dammi da bere”.
Innanzitutto oggi ricordiamo la data simbolo, nella quale si festeggia la donna. È una festa che vuole ricordare il significato della donna all’interno di una storia maschilista.
Quindi il Vangelo è ancora una volta attualizzazione di una riflessione sull’altra parte del mondo: quella femminile. La leggenda delle operaie morte nella fabbrica di New York; quella reale, invece, che narra la tragedia delle condizioni delle operaie russe nelle fabbriche di Pietrogrado, sono solo gli antefatti per istituire una festa che non ha ragion d’essere, semplicemente perchè festeggiando la donna si vuol rimarcare superiorità dell’uomo, che ringrazia la donna per il “suo aiuto”.
Non esiste aiuto là dove c’è una parità cooperante: il lavoro equamente diviso ed interscambiabile. Al di là delle lotte politico-sociali per il raggiungimento della parità tra uomo e donna (che è una delle tragedie storiche più longeve), bisogna sottolineare come, in alcuni casi, si stia procedendo troppo in fretta con il rischio di buttare fuori l’uomo da questa parità e quindi instaurare un rovesciamento di dominio.
Comunque si stanno perdendo tanti pezzi di valore cercando di fare pulizia e se la gente non è educata e preparata si fanno più danni alle donne che i benefici che esse auspicano.
Ritornando al Vangelo, Gesù, durante uno dei suoi spostamenti, stanco, si ferma presso il pozzo di Giacobbe, vicino alla città di Sicar. Lì chiede da bere ad una donna, non per farsi servire, ma perché quella attingendo l’acqua dal pozzo ha il suo secchio e quindi è lei che possiede la possibilità di tirare su l’acqua.
L’occasione di bere permette a Gesù di riempire di significato quella semplice azione. La donna interloquisce con lui e alla fine ne viene conquistata e si fa strumento del suo messaggio. Inoltre, tenendo conto che i Samaritani, non erano ben visti dai Giudei, si ha una duplice vittoria sui pregiudizi umani; infatti oltre alla differenza di genere ci sono anche differenze politiche.
In tutto questo viene esaltata l’acqua viva che estingue la sete in eterno. In più, come detto, c’è il rapporto di Gesù con una dona che nella società del tempo era alquanto disdicevole. Lui però non si scandalizza dei pensieri dei suoi discepoli perché è venuto per tutti.
Questo brano perciò ci introduce a farci delle domande sul nostro modo di pregare: sia esso quello di chiedere acqua, pane del cielo, misericordia e perdono, una fede vera.
Al pozzo di Giacobbe andiamo ogni volta che abbiamo bisogno di qualcosa, con la speranza che Gesù, il buon samaritano, sia lì ad attingere acqua, abbia a portata di mano i suoi linimenti per curare le nostre ferite; abbia il cesto con i cinque pani per poterci sfamare. Da parte nostra dobbiamo portare solo la nostra umiltà al termine di un lungo cammino faticoso, così da fermarci ad ascoltare il suo messaggio di redenzione, stupirci di ciò che ci dice e correre al villaggio per dire a tutti chi abbiamo visto.
