Il concetto di questa domenica è: non giurare.
L’atto di giurare è quell’azione che fa riferimento allo jus, cioè al diritto, quindi giurare significa far riferimento a qualcosa che è immutabile, condiviso da tutti, superiore a qualsiasi cosa. Infatti molte locuzioni chiamano in causa lo stesso Dio (formule che come vedremo, Gesù biasima). Giurare, quindi, è compiere un’azione assolutamente certa, dove si dichiara che non ce n’è altra.
Allora ecco che il Vangelo, in questo caso, ammonisce che non bisogna mai giurare. Infatti si sente molto spesso, nei discorsi banali o anche seri, dove le persone buttano lì in giuramento su argomenti assolutamente insulsi, su ciò che è opinabile, su quei sentito dire che oggi vanno tanto di moda (vedi il popolo delle fake news, le notizie false che vengono create per destabilizzare l’opinione pubblica).
Una volta si giurava perché tale notizia la si era sentita al giornale radio o al telegiornale, come se quell’annuncio fosse portatore di verità inequivocabile. In questo caso con la performance di Orson Welles (il quale al giornale radio annunciava che erano sbarcati gli alieni sulla terra!!), ne rappresenta un caso emblematico.
Ebbene non bisogna giurare perché nessuno è portatore di verità, nessuno conosce gli antefatti, la storia pregressa dei protagonisti, le condizioni emotive delle situazioni sociali. Non bisogna giurare perché ogni volta che lo facciamo svalutiamo noi stessi. Infatti se facciamo ricorso al giuramento vuol dire che non siamo certi di ciò che affermiamo; che per il nostro interlocutore non siamo credibili; che lui per noi è un destinatario da convincere.
Ci sono formule come il giuramento di fedeltà alla patria, al partner, all’azienda, ecc. che troppi hanno relegato in formule, in frasi vuote e senza alcun significato valoriale.
Gesù oltre a metterci in guardia sul giurare ci indica anche il modo di evitare tali trappole. Tutto sta nella correttezza della vita, nel non scegliere i compromessi, nel non saltare da un posto all’altro a seconda del proprio tornaconto. Egli afferma lapidariamente: “Sia invece il vostro parlare: “sì”, “sì”; “no”, “no”, il di più viene dal maligno”.
Infatti tali aggiustamenti sono legati a situazioni che trovano ampio consenso in quella zona grigia nella quale tutti noi amiamo vivere. Sì perché ci vuole troppo coraggio per seguire i dettami del Cristo; ci vuole eroismo per noi che viviamo immersi nella quotidiana ambiguità di una vita tirata per i capelli, dove l’arrangiarsi, il cercare di sopravvivere, il morsicare un po’ di piacere ora qui ora là rappresentano le nostre uniche boccate d’aria.
Tutto quanto ci riporta inevitabilmente alla insoddisfazione, a quella condizione nella quale vennero a trovarsi Adamo ed Eva nell’Eden: scoprirono che erano nudi e si nascosero. Prima non lo sapevano e la loro “nudità” era naturale, dopo divenne peccaminosa, quindi desiderabile, e il peccato fece capolino nel mondo dell’uomo.