La frase di questa domenica è: “Voi siate il sale della terra”.
È una di quelle frasi che fanno parte della costellazione valoriale della vita di ciascuno; il consiglio di un nonno ai propri nipoti; il detto proverbiale di una comunità che ha pagato a caro prezzo le conquiste che ha ottenuto; una proposta rivoluzionaria.
Già nella cantica del Paradiso Dante scriveva: “Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle/ lo scendere e’l salir l’altrui scale”, sta ad indicare come il sale rappresentasse la durezza, l’umiliazione di chi doveva andare in giro a chiedere aiuto (questo è un primo punto).
Un altro lo abbiamo nella composizione chimica di tre liquidi che apparentemente non hanno nulla in comune: il mare, un’immensa distesa d’acqua salata che regola la vita su questo pianeta ( chi non si ricorda il ciclo dell’acqua studiato nelle elementari); il sudore che fuoriesce dai pori dopo aver corso o faticato nei lavori pesanti (questo è il terzo punto); le lacrime, quelle piccole gocce d’acqua salata che scendono dagli occhi e che (la maggior parte delle volte) sono la testimonianza di grandi dolori o sofferenze (questo è il quarto punto).
L’ultimo lo troviamo in una storia (tra le tante che potrei citare) che narra la “marcia del sale”, 1930. Gli Inglesi, avevano imposto una forte tassa sul sale che colpiva soprattutto le classi più povere (come al solito). Da Ahmedbad con un seguito di poche decine di persone, Gandhi discese a piedi verso il mare. Camminarono per 24 giorni durante i quali a quel piccolo gruppo si aggregarono centinaia di migliaia di persone. Davanti al mare il Mahatma raccolse dell’acqua in una ciotola e la lasciò essiccare e ne trasse il sale, naturalmente rifiutando di pagare la tassa.
Queste sono solo alcune citazioni di come gli uomini abbiano imputato al sale i significati più diversi e di come questi disparati significati trovino un disegno comune nella frase che Gesù dice nel Vangelo di oggi: “Voi siete il sale della terra”, cioè siete quella fatica che non cessa di fare il proprio dovere soprattutto nel silenzio e nella povertà, per la gloria di Dio, ma siete anche la dignità dell’uomo stesso; voi siete quell’aiuto sempre pronto che soccorre ogni anima che tende a voi la mano; voi siete quell’infinità marina così meravigliosa e utile per la sopravvivenza della specie, ma anche tempesta là dove si calpestano i diritti dei più deboli; voi siete quel lenimento del dolore che troppe volte riga i volti degli oppressi, ma siete anche l’espressione della gioia di vivere; voi siete quella rivoluzione silenziosa che si ribella alle ingiustizie e alle prevaricazioni che non reagiscono con uguale violenza, ma con la fermezza di trovare la strada per restare umani, per essere onesti e decisi fino in fondo, mai per il vostro potere, ma per il bene della comunità, soprattutto delle frange più povere.
Voi siate quel sale che dà il sapore al pane, il gusto alla vita, che cambia qualsiasi cosa naturale, insipida, in un cibo gustoso degno di un banchetto. Voi siete piccoli, ma pronti a diventare indispensabilmente grandi là dove c’è bisogno di testimonianze che solo la solidarietà, l’aiuto, la misericordia, la contemplazione del creato possono donare a chi si trova nel bisogno. Questi sono i veri valori per i quali vale la pena di spargere le proprie lacrime.
