La frase di questa domenica è: “Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce”, ci descrive la nostra vita, non tanto di credenti, quanto di uomini.
Sì perché noi uomini viviamo nelle tenebre: fatte di violenze, egoismi, prevaricazioni, immoralità d’ogni genere. Ora le parole di quell’uomo che visse in Galilea, rappresentano, per noi oggi, la vera luce. Non una dottrina religiosa, non un decalogo assoluto di vuoti principi, ma indicazioni concrete per vivere bene, da uomini, da persone che vogliono godere quel miracolo che si chiama vita.
Gesù innanzitutto è venuto ad insegnarci un modo di vivere. Forse incontrandolo, in chiese buie e fredde, rigide e lontane, lo abbiamo confuso con gli anatemi che, preti invasati, lanciavano contro tutto e contro tutti coloro che non si sottomettevano alle regole assurde di un’istituzione umana.
Gesù ha creato la sua Chiesa non fatta di canoni, ma di cuori; non fatta di punizioni, ma di misericordia. Ecco l’uomo Gesù che da sempre e per sempre sarà la luce che illumina gli uomini di ogni lingua e religione. Egli è il profeta disarmato che predica la concordia e l’amore, che non difende alcun bene personale, alcun territorio, alcuna proprietà. Egli è il povero che si dà a tutti nella sua povertà.
Chi incontra il Cristo ne viene conquistato perché trova nella sua povertà la ricchezza; nella sua sofferenza, la gioia; nella sua debolezza, la forza; nella sua sottomissione, la nostra libertà.
Chiunque riesca ad incontrarlo veramente non potrà più essere quello di prima, perché è l’incontro con lui la vera conversione di vita, fatta non di gesti eclatanti, manifesti a tutti, ma di piccole azioni che giorno per giorno illuminano i passi lungo il cammino che, uomini e donne, pur vivendo situazioni differenti, le vivono con la consapevolezza che, ciò che Gesù ha detto, sia la vera chiave per aprire le porte della vita eterna.
E la grande luce che è sorta nella notte di Betlemme ha suscitato i pastori ad alzarsi dai loro bivacchi e ad andare a vedere il Bambino; ha spinto i Magi a muoversi da Oriente per rendere omaggio al Re dei Re; la grande luce che ha accecato i discepoli sul Tabor, è la stessa luce che è comparsa dopo che tutto si fece tenebra, e dalle profondità del sepolcro, il nemico più acerrimo dell’uomo, ha subito la sua sconfitta definitiva.
Se so che c’è luce al di là della stanza buia, non ho paura nell’attraversarla perché mi aspetta la festa senza fine. Gesù ci insegna a credere, perché il non credere ci condannerebbe a vivere nel buio, noi che siamo fatti di luce per la luce; infatti al momento della nostra nascita corporale siamo venuti alla luce, così come accadrà nel momento della nostra nascita spirituale.
