La frase di questa domenica è: “luce delle nazioni”.
La definizione, che è contenuta in Isaia, si adatta bene all’azione svolta da Gesù. Infatti egli è venuto per illuminare le genti attraverso la luce della sua parola. I popoli che vivevano nelle tenebre hanno avuto la possibilità di vedere sorgere una luce che eliminasse con il suo chiarore ogni distinzione di servi e di liberi, di lingue e di religioni, di costumi e di modi di pensare.
La ricchezza del suo messaggio sta proprio in questa caratteristica di universalità. Giovanni, nel Giordano, indica Gesù come un agnello, lo stesso che venne sacrificato al posto di Isacco, lo stesso il cui sangue bagnò gli stipiti delle porte delle case d’Egitto, lo stesso che fu motivo di scandalo quando Gesù scacciò i mercanti dal tempio che vendevano agnelli e colombe per i sacrifici.
È solo lui l’agnello la cui morte toglierà il buio nel mondo, vincerà la morte spirituale, con il suo sacrificio sull’altare del Golgota il suo sangue bagnerà i discepoli e irrorerà i campi della nuova chiesa.
È l’agnello del sacrificio consapevole di offrirsi per tutti gli uomini che sono anch’essi agnelli sacrificali, ma offerti ai vari dei che nel corso dei secoli, con nomi diversi, hanno raccolto le vite spezzate. I loro nomi sono: denaro, potere politico, potere economico, piacere e lussi, possibilità di fare tutto ciò che non è permesso alla stragrande maggioranza degli uomini, pranzi abbondanti, lussurie sfrenate, piaceri sempre più sofisticati.
Questi dei favoriscono solo le èlite a discapito della folla inerme. Ma questi non portano ben-essere, anzi generano continuamente desideri insoddisfatti perché, sembra un paradosso, ma è proprio così: la soddisfazione di un piacere non genera pace e tranquillità, ma altri desideri sempre più pressanti.
Invece l’agnello che toglie i peccati del mondo, genera l’unico vero soddisfacimento che riempie d’ogni cosa, che dona la vera pace, all’interno della quale, si placano le turbe dell’animo umano.
Preghiamo con l’antica orazione: “Sorridi dal monte, o bella Maria, e placa le onde ai figli di Pia”
Chiediamo perciò a Maria, che, nella sua infinita bontà, possa presentarci a quel suo figlio molto speciale, che come a Cana di Galilea, possa alla fine risolvere la mancanza del vino trasformando le nostre debolezze nella forza della vera fede.
