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L’Angolo del Monaco – Domenica II di Natale

Gen 3, 2026 | L'angolo del Monaco

La frase di questa domenica è: “e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

In questa frase troviamo tre significati: uno teologico, uno sociale ed uno umano.

Il primo significato, quello ‘umano’, ci parla dell’incarnazione, cioè di una nascita nella carne come è per tutti gli uomini che sono nati, che nascono oggi e che nasceranno nei tempi futuri. È la nascita nella coscientizzazione di quel soffio di Dio che è l’anima. È quella stessa carne che è portatrice di sofferenza e di morte, come accadde al servo sofferente sulla croce.

Il secondo significato è quello ‘teologico’, cioè la Parola Creatrice che venne pronunciata all’inizio del Tempo, così come ancora oggi si ‘pronuncia’ in ogni istante per ogni uomo. Sì, perché non dobbiamo mai dimenticare (però purtroppo lo facciamo con disinvoltura) che Dio ci crea in ogni attimo della nostra vita. Là dove dovesse cessare questa continua creazione individuale per ciascuno di noi, vorrebbe dire che ciò che appartiene a Dio ritornerebbe a lui, cioè la nostra anima, e con questo arriverebbe la fine dell’esistenza del nostro corpo.

Bella l’espressione di San Francesco nel suo Cantico delle Creature che la definisce “sora nostra morte corporale”. Infatti, come una sorella, sta accanto alla nostra dimora definitiva. Egli poi la definisce come “da la quale nullo homo vivente po’ skappare”. Bellissima la figura metaforica dell’impossibilità di sottrarvisi.

Ed infine il terzo significato è quello ‘sociale’, là dove le relazioni degli uomini costruiscono le comunità e con essa tutto ciò che può svilupparle o distruggerle.

La Parola non si è limitata alla creazione, ma è venuta a vivere in mezzo a noi, anzi ha preso dimora, si è costruita una casa, va a lavorare ogni giorno, ha una famiglia, ha speranze e delusioni.

È la Parola che si fa solidarietà, carità e misericordia.

È la Parola che diventa la linfa vitale di questo mondo che vuole andare avanti e che cerca nella resistenza all’umanità la sua forma più alta di amore.

Ogni volta che vediamo una mamma col suo bambino, un medico con un malato, un insegnante che fa lezione, un operaio che costruisce e un contadino che coltiva, là scopriamo l’intima natura di quel Verbo che si è fatto carne e che è venuto a vivere in mezzo a noi.

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