La parola di questa domenica è: il sogno.
Sul sogno sono stati scritti fiumi di parole ed è portatore delle più varie interpretazioni. Sonno e sogno hanno la stessa radice semantica, lo stesso significato. È innegabile che esso sia la terra di mezzo tra la realtà e tutto il resto.
Esso ha origine, ed è proprio il caso di dirlo, nella notte dei tempi. In tutte le culture e in tutte le civiltà abbiamo autorevoli esempi in cui il sogno ci viene indicato, appunto, come la porta attraverso la quale si può passare in quella terra che sta al di là.
Secondo una pratica consolidata, al sogno è necessario abbinare l’interpretazione. Dall’arabo Achmet ad Artemidoro di Daldi, da Gilgames al biblico Giuseppe vizir d’Egitto, da Giacobbe a Claudia Procula, moglie di Ponzio Pilato, per arrivare a Giuseppe sposo di Maria che sogna che un angelo giunge ad avvisarlo, prima che lui veda Maria e scopra la sua condizione fisica, il sogno è sempre stato il veicolo preferito per arrivare a dire ciò che non era opportuno dire apertamente in quel momento lì.
Il mago Prospero dice che.” Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e nello spazio e nel tempo di un sogno è raccolta la nostra breve vita” (La tempesta, Shakespeare). O ancora, per rimanere all’interno della cultura greca, il sonno comprendeva le tre divinità: Hypnos, Eros, Thanatos (e qui l’approfondimento sarebbe lungo).
Quindi attraverso l’altra realtà Giuseppe disarmato dei pregiudizi e delle emozioni prettamente umane, viene posto di fronte al fatto della nascita di quel figlio al quale non ha partecipato, ma, e qui il paradosso è completo, neanche Maria vi partecipa, perché dichiara “di non conoscere uomo”.
Siamo in un non-tempo, in un altrove dove il disegno prevede il coinvolgimento naturale di due esseri umani che devono dare l’avvallo a quello che attraverso di loro accadrà. Più volte Giuseppe si relaziona con Dio attraverso i sogni.
La vita di Giuseppe però non è più il sogno biblico, ma il sogno moderno dove l’ideale di cambiamento, di rivoluzione, di realizzazione di un qualcosa di importante si attualizza nella maniera più tragica del termine.
Non è un incubo, non c’è paura, ma c’è quella speranza, quella gioia di cui sono fatti i sogni ad occhi aperti, solo che per Giuseppe questa è la sua tragica realtà.
Che ci siano le coordinate del sogno lo troviamo spesso nel sonno in cadono i discepoli di Gesù: dalla tempesta sedata fino al Getsemani. Gesù veglia, per sé e per tutti noi; su tutti pone la sua azione concreta perché sa che ciò che propone può essere non compreso pienamente, come accade appunto nei sogni, che per quanto vividi non hanno consistenza.
Quindi nel suo sogno Giuseppe ha davanti a sé tutta la vita di quel figlio donato senza averne avuto parte. Inoltre egli è un fedele esecutore perché quando si destò dal sonno fece come gli era stato ordinato nel sogno.
