La frase di questa domenica è:” Chi siete andati a vedere?”
Questa domanda è sia esistenziale che escatologica (cioè pertinente all’interpretazione dei destini ultimi dell’uomo e dell’universo).
Due sono i momenti nei quali si divide: i due soggetti e i due verbi, il tutto racchiuso nell’unica domanda.
Innanzitutto il focus è posto proprio nel domandare. Chi chiede per sapere, per conoscere per agire è una persona che vuole il cambiamento per sé, che vuole compartecipare al progetto.
Chi chiede è un soggetto attivo che si aspetta dall’interlocutore una risposta altrettanto attiva. Non è la classica domanda del pour parler. È una domanda esistenziale che informa, cioè modifica, sia l’emittente che il destinatario.
Passiamo ora ai due soggetti. Il “chi”, che è il soggetto della frase oggettiva esplicitata dall’informazione e al ‘voi’ che è riferito al “siete”, cioè a tutti coloro che si pongono la domanda, oggetto nella prima parte, soggetto della seconda parte.
La seconda persona plurale è per antonomasia il corrispettivo del soggetto agente: il ‘noi’. Da una parte abbiamo chi conosce e dall’altra tutti coloro che vorrebbero conoscere.
C’è poi l’uso del verbo essere che ha anche la funzione di esplicitare l’esistenza. Basti pensare al roveto ardente e alla definizione di Dio: “Io sono”.
I secondi due verbi parimenti esplicitano un’azione obiettiva che è l’andare. Andare implica la voglia di spostarsi da una parte ad un’altra. Lì è racchiusa la volontà fattiva del cambiamento contrariamente all’accidioso che, nella sua pigrizia, nulla fa per uscire dal suo nido sicuro e confortevole.
E poi c’è il verbo vedere, che indica una percezione passiva e involontaria della vista in quanto non si è ancora raggiunta la consapevolezza dell’oggetto del vedere e del suo significato. Non è tanto curiosità, quanto andare per prendere coscienza in attesa che la risposta ai propri sensi e alla propria mente ci dica che possiamo trasformare il vedere nel guardare.
C’è chi invece dà un significato più profondo al verbo vedere, significato ontologico come nel buddismo, dove il vedere è azione di contemplazione totale del sé sia nella parte accettabile, sia nell’ombra, cioè in quella parte che ciascuno di noi non vuole vedere perché è troppo cruda.
Gesù chiede a coloro che sono curiosi di sapere chi sia il Battista, e, che cosa, hanno voluto vedere in lui. Contemporaneamente la risposta che Gesù dà è l’insieme paradossale del più grande e del più piccolo, è l’estremizzazione dell’esperienza del Cristo.
In questa domenica siamo invitati ad andare e vedere che cosa accade nel mondo martoriato e a dare testimonianza del nostro essere cristiani impegnati e non solo curiosi osservatori delle disgrazie altrui, come scrisse il poeta: “Per quanto vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”.
Se andiamo a vedere il Cristo ne rimarremmo coinvolti perché la sua umanità sofferente è la nostra umanità sofferente.
