In questa solennità vogliamo richiamare un luogo: l’Eden.
Esso non rappresenta uno spazio, anche se viene chiamato ‘giardino’, ma è il simbolo della natura umana nella sua tranquillità. C’è anche da sottolineare il parallelismo del ‘giardino di Eden’ con il ‘giardino del Getsemani’.
Ma al di là di questo analizziamo due fatti importanti per l’uomo, non solo per il cristiano. In Eden l’uomo ha perso la sua “verginità”, cioè quella caratteristica umana che è determinata dall’essere semplicemente ‘uomo’. Infatti quando vogliamo definire le caratteristiche positive dell’individuo ci riferiamo alla sua umanità.
Però poi nel giardino, cioè dentro quella umanità, non tutto è andato per il verso giusto, qualcosa ha inquinato quel quadro idilliaco; quella umanità è precipitata nella realtà, cioè in quel luogo che tanto giardino non è, perché diventa anche il luogo nel quale vive la parte oscura dell’uomo, come animale, e in quanto animale, è anche predatore, che ha preso il sopravvento sull’idilliaca speranza di un qualcosa che potesse contemplare un rispetto di tutto ciò che lo circondava.
Nella Genesi si parla dell’albero della conoscenza quasi a voler demonizzare la conoscenza personale, individuale a scapito di quella mediata. No, non è “quella conoscenza”, è “quella consapevolezza” che l’altro è un pericolo, un nemico e che se voglio sopravvivere devo essere più astuto aggressivo di lui.
Detto ciò, quindi, abbiamo un paradigma che sembra destinato a spiegare gli avvenimenti dei nostri giorni. Ma ecco che viene fuori la vera conoscenza, quella donna vestita di sole che riporterà l’idea di uomo nella sua natura primigenia.
Il secondo aspetto è quello appunto, della donna che parte sempre dall’ignoranza e dall’ingenuità, che ha in comune la maternità, ma che conduce a conseguenze ben diverse.
La prima donna, la madre dei viventi che sono destinati alla morte, si è fatta strada ignara della conoscenza reale, ha precipitato se stessa e il suo uomo nella vita fatta di fatiche e di sofferenza.
La seconda donna, ignara, ma piena di speranza si è dichiarata disposta ad evitare la conoscenza diabolica del porsi domande e ha accettato l’offerta che le veniva fatta, un’offerta di vita eterna. Lei ha partorito la nuova umanità che partendo dalle miserie della prima vuole affrancarsi attraverso il recupero faticoso del senso ultimo di umanità.
La storia della vita di Gesù è tutta tesa alla costruzione di questa casa umana positiva fatta di valori, solidarietà, perdono, difesa dei deboli, guarigioni, misericordia.
Lo slogan che ascoltiamo ancora oggi nelle piazze è: “restiamo umani”. Ecco, sì cerchiamo l’umanità buona in ogni luogo, in ogni volto, ma soprattutto là dove la sofferenza delle guerre hanno disumanizzato vinti e vincitori. Nel ‘fiat’ di Maria ci sia il nostro “eccomi”, e non più il nascondimento, perché sappiamo di essere nudi. Facciamo nostra, ogni giorno come preghiera e come atto di fede, l’incipit della lettera di San Paolo agli Efesini: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi ed immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo ”.
