Il verbo di questa domenica è: “convertitevi”.
Il termine latino ‘cum vertere’ significa: volgere in una direzione diversa, sia con significato rafforzativo sia col significato espansivo: cioè volgere insieme verso una meta che è condivisibile da tutti e migliore per ciascuno.
Il brano del Vangelo ci presenta la figura di Giovanni il Battista nella sua ieraticità. Egli è l’esempio dell’essenza assoluta del messaggio di redenzione. Con lui non ci sono sfumature di grigio nel seguire ciò che può portare alla salvezza. La vita scarna, il bando di ogni lusso, la volontà ferrea nel dire ciò lo Spirito gli suggerisce, fanno di lui uno scomodo profeta. Egli è il lato oscuro della conversione, l’esempio più radicale; ma c’è bisogno di uno sfondo in ombra per far risaltare la luce della liberazione.
Gesù non vive, come Giovanni, lui si immerge nei mali del mondo, non per denunciarli, come predicava Giovanni nel Giordano, ma per farsi prossimo ed aiutare l’uomo nella conversione, verso la via che porta al Regno di Dio.
Inoltre il verbo ‘convertire’ unisce questi due uomini formidabili: nel primo è la spada che affronta i nemici per sbaragliarli, nel secondo tale parola rappresenta la mano tesa allo sconfitto per rialzarlo da terra, curare le sue perite e associarlo alle schiere vittoriose.
Nel primo c’è condanna, nel secondo c’è solo misericordia. Noi che viviamo in questi tempi travagliati dobbiamo essere pronti ad allungare il braccio per sollevare il nemico sconfitto perché la vera vittoria non ha sconfitti, ma affratellamento di tutti gli uomini in campo.
Però se c’è misericordia coraggiosa in colui che sconfigge i suoi nemici, c’è altrettanto coraggio negli sconfitti che allungano le braccia per afferrare la mano che salva. Ecco la conversione: due mani coraggiose che si stringono per rendere vero il disegno di Dio.
Ciò ci conforta come uomini peccatori che siamo in balia delle tentazioni, ma che siamo anche dotati di coraggio per riconoscere che la direzione intrapresa non ci porta da nessuna parte; accettiamo, perciò, di cambiare direzione, operare una seconda scelta, non più personale, ma sociale; non più egoistica, ma volta al bene di tutti, anche dell’altro da sè.
Convertirsi vuol dire perciò avere la forza di fare qualcosa per gli altri, di fare quello che Gesù ha predicato, di castigare il nostro ego e renderci servi di quel Signore che è tutto in tutti.
