La parola di questa domenica è: perseveranza.
Perseverare vuol dire che l’uomo deve rimanere motivato, resiliente, orientato agli obiettivi di fronte alle sfide e alle difficoltà che si possono incontrare mentre vive la sua quotidianità.
Gesù, nel dipingere scenari apocalittici, vuole educare i suoi discepoli a cambiare condotta di vita, anche qualora cambiassero le condizioni di quella stessa vita. Ed è la richiesta che Egli fa anche a ciascuno di noi; soprattutto là dove ci sono realtà volte al volontariato, alla solidarietà, all’accoglienza; perché, proprio qui, esistono tentazioni e pericoli che si annidano nelle cose buone.
Infatti, l’entusiasmo dei primi tempi, in una esperienza di volontariato è il pericolo maggiore, perché l’individuo si costruisce un mondo di aspettative che poi sono destinate a naufragare nella banalità routinaria, cioè nel susseguirsi degli stessi gesti giorno dopo giorno.
È sempre molto facile e affascinante concederci alle seduzioni degli entusiasmi che, per alcuni sono giovanili e per altri li richiamano, tuttavia è nella perseveranza, nel continuare durante i tempi grigi, fatti di giorni sempre uguali e con problemi sempre più pesanti, che si prova l’effettiva capacità di essere per l’altro.
Il clima è un ottimo maestro, la natura è una paziente insegnante che da un giorno all’altro ci narrano della banalità delle azioni, che richiedono una spesa sempre più esosa in coloro che vogliono dedicarsi all’altro.
Poi un bel giorno, cessa il vento di terra che gonfia le vele e spinge alla grande verso le nuove terre e si alza, invece, il vento di mare che è contrario, si alzano le onde, la navigazione diventa sempre più faticosa, la tentazione di volgere la prua verso terra è sempre più allettante. Il marinaio coraggioso, che persevera, è colui che punta dritta la prora verso la prossima onda, che tiene saldamente la barra del timone verso la meta.
Possano i marosi abbattersi sulla nostra barca, ma se siamo fedeli, se abitiamo la casa del Signore, non c’è tempesta che possa affondarci, che possa farci desistere di tendere al traguardo.
E Gesù continua nel dire che non dobbiamo prepararci prima, ma sarà lui la nostra difesa, il nostro timoniere, sarà la sua sapienza che illuminerà come un faro la nostra rotta. Lui che è il porto sicuro verso cui ognuno di noi tende, per poter finalmente ammainare la nostra vela dell’ipocrisia e della sfiducia ed essere accolti dal suo abbraccio che renderà la nostra vita eterna.
Egli non ci chiede se non questo: di non perdere la speranza, di non perdere la fiducia in Lui.
