La parola di questa domenica è: “la condizione”.
Al tempio ci sono due uomini: uno fa un bilancio positivo della sua vita mostrando quanto sia stato bravo a seguire tutte le regole; l’altro ha commesso tanti peccati, non è un buon seguace della dottrina perché va al tempio solo quando gli fa comodo e, come in quel caso, ci va perché ha bisogno di chiedere qualcosa.
Il primo è il cristiano bigotto che è consapevole della sua bontà, di essere osservante e praticante; l’altro è un “cristiano tiepido”, è consapevole che non ha alcun titolo per rivolgersi a Dio e chiedere qualcosa.
Al primo, quando esce da messa, gli capita di “parlare” di tutti quelli che “come quello lì” sono pieni di difetti e si trova a “tagliare cappotti” su chiunque esca dalla chiesa e abbia un qualche scheletro nell’armadio; sono quella “vox populi”; sono quel “lo sanno tutti che”.
La critica, che è il collante tra i buoni, ha come oggetto tutti “gli altri”.
Il secondo, che non frequenta tanto, non si ferma perché non è in confidenza con tutte quelle “brave persone”, anzi, se può sgattaiola fuori velocemente, per non essere oggetto di malignità da quelli che si pavoneggiano al centro del sagrato, è quella persona che conosce i propri difetti.
È il ‘mondo piccolo’, è il piccolo trionfo di chi vorrebbe peccare, ma non può, solo per fare bella figura con i sodali, anche se nel suo cuore farebbe di tutto.
La condizione del cristiano non deve essere una tagliola che s’abbatte se non si seguono i precetti. La condizione del cristiano è solo di vivere la vita libero da condizionamenti di leggi vuote per cercare di riempirle con quei moti del cuore che sono pieni di amore.
Tale amore si può estrinsecare in tantissimi modi che a volte hanno bisogno della caduta per potersi realizzare. Infatti chi cade vede molto meglio tutta quella umanità che vive nella caduta e può agire per aiutare anche solo uno a rialzarsi.
Anche Gesù cadde tre volte lungo la salita al calvario, anche lui fu tentato tre volte nella caduta del deserto. Solo provando la caduta si possono vedere le perle per terra; chi cammina tronfio a testa alta per la sua pretesa di perfezione, rischia di inciampare nelle pietre di peccati ben più gravi e, soprattutto, di non vedere le tantissime perle che si nascondono negli anfratti di un ambiente difficile.
