Il concetto di questa domenica è: la gratuità.
Essa si manifesta in ogni azione che il vero cristiano compie. Gesù la descrive benissimo nella parabola del “servo inutile”. Oggi, però, parlare di gratuità è come profferire una bestemmia economica e finanziaria, perché così dicendo si bestemmia quel ‘dio denaro’ che tutto sta governando nel mondo attuale.
Nella vita di tutti i giorni noi sentiamo l’espressione: “a gratis”, cioè ci vengono proposti prodotti o servizi in ragione gratuita; ma solo l’ingenuo, il credulone o l’ignorante pensano che ci possa essere qualcosa che vada sotto questa categoria.
I truffatori usano la gratuità come uno specchietto per le allodole. Ci sono tanti uomini e donne “furbi”, che pensano di fare affari andando a cercare i prodotti gratuiti o i servizi che non costano. Pensandoci bene: in un mondo, in una società basata sulle ferree leggi dell’economia, diretta dalle crudeli leggi finanziarie, ci possano essere sacche di prodotti/servizi, che hanno un costo per essere fatti, possano essere regalati diventa una chiara contraddizione di termini.
Chi lo crede è veramente fuori da questo mondo, la sua ignoranza è pericolosa per sé e per coloro che gli stanno accanto. Ribadisco non esitono prodotti o servizi gratuiti, tutto in un modo o nell’altro deve essere pagato.
Hegel racconta nella metafora servo-padrone che: “Il padrone, nel rischiare la propria vita pur di affermare la propria indipendenza, ha raggiunto il suo scopo e si eleva su quello che è divenuto suo servo (poiché ha preferito la perdita della propria indipendenza pur di aver salva la vita). Anche il servo però diventa importante per il padrone poiché dal lavoro di quello dipende il suo stesso mantenimento in vita. Il servo, lavorando, dà al padrone ciò di cui ha bisogno. Il padrone non riesce più a fare a meno del servo. Dunque la subordinazione si rovescia. Il padrone diviene servo poiché è strettamente legato al lavoro del servo, e il servo diviene padrone (con la sua attività produttiva) del padrone”. Così la filosofia declina tale metafora.
Se però, scoriamo le pagine del Vangelo, scopriamo che invece può esistere una sorta di ‘servizio a favore di’, di gratuità, essa è costituita da tutti quei segnali stradali che ci indicano il percorso per raggiungere la meta, la perdita di tutto ciò che pensiamo di possedere (cioè di quei beni che sono effettivamente effimeri, leggi Qoelet).
Ecco che cominciano a delinearsi le coordinate di tale gratuità che ha, nell’acquisizione del singolo un costo, a volte anche molto oneroso, ma che nella dimensione del dare, non si rifà alle leggi economiche, perché è un continuo donare.
Lo strumento della gratuità evangelica è costituito dal nostro tempo (che nella società ci facciamo pagare sempre e comunque) dedicato a chi è nel bisogno. Infatti quel servo ha lavorato tutto il giorno sotto il sole, è morto di fatica; mentre il suo padrone ha sorseggiato una bibita fresca all’ombra di un albero. Alla sera tutti e due rientrano in casa, uno si mette a tavola e aspetta ancora di essere servito da quel servo distrutto dalla fatica della giornata. Solo dopo egli potrà mangiare e risposarsi.
Questa è una dura lezione su che cosa voglia dire seguire il Cristo. Non è facile essere strumento di gratuità, perché è solo l’amore che ne possiede le chiavi.
Quel servo possiamo paragonarlo a tante madri che lavorano tutto il giorno e che poi alla sera iniziano la loro giornata lavorativa “familiare”; per coloro che esse amano, per quei figli che amano più di se stesse.
Ecco Dio è madre, solo così lo si può seguire, perché la strada che ci indica è lo stesso amore che noi viviamo.
