La frase di questa domenica è: “il Figlio dell’Uomo”.
Una annosa diatriba si è aperta tra le due definizioni che vengono applicate a Gesù: ‘Figlio dell’Uomo’ e ‘Figlio di Dio’. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto Gesù non si definisce mai ‘Figlio di Dio’. Egli infatti si auto descrive in terza persona come ‘ Figlio del Padre’, “il Padre (Dio) mi ha mandato”, ma mai direttamente come Figlio di Dio. tale definizione la troviamo sulla bocca di Pilato, nelle accuse dei sacerdoti del Tempio, nella riflessione del centurione ai piedi della croce, in bocca ai miracolati, ma mai sulla sua. Egli invece si definisce sempre ‘Figlio dell’Uomo’, a voler significare la sua missione su questa terra: essere al servizio di tutti gli uomini, obbedire all’uomo in generale per salvarlo.
L’esegesi degli studiosi poi, ribalta le due definizioni dicendo che: ‘Figlio di Dio’ vuol dire paragonarsi a tutti gli uomini perché tutti gli uomini sono stati creati da Dio. Invece, ‘Figlio dell’Uomo’ vuol dire essere quel Dio che si è fatto uomo per amore e che per questo amore non ha esitato a: “non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso facendosi simile agli uomini …. e facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”.
Però possiamo riflettere anche in un altro modo. L’uomo creatura naturale è una specie, tra le varie specie, che sono nate su questo pianeta. Egli però ha subito un’evoluzione continua e costante grazie alle caratteristiche del suo cervello. Nel corso dei millenni questa evoluzione è giunta ad un punto per cui si è posto una domanda che forse nessun essere vivente si è mai posto: da dove vengo, chi sono e soprattutto dove vado.
Da lì sono cominciati i problemi, le elucubrazioni, le ipotesi, da lì è nata la filosofia ed anche la religione. Kant disse che l’unica cosa che l’uomo è “è la sua manifestazione come fenomeno”. Per lui il problema di Dio è un’antinomia, cioè una costruzione logica formata da due frasi perfettamente logiche e incontrovertibilmente vere se prese separatamente, ma essendo l’una l’opposta dell’altra lasciano il problema alla radice. Infatti al di sotto di queste vi è un impedimento naturale: nessuno sa chi è Dio e se egli esiste o non esiste.
A questo punto entrano in gioco due “ideologie”: l’ateismo che nega assolutamente l’esistenza di Dio e la fede che invece ne afferma l’esistenza. Ora Gesù è venuto su questa terra a confermarci che lui è un uomo che si considera pari a tutti gli uomini, ma che la sua opera e il suo messaggio hanno fatto sì che fosse riconosciuto in lui un’essenza che non è umana, che va oltre l’uomo e che per questo i testimoni lo hanno definito ”Costui era veramente figlio di Dio”.
Ecco, questa è la nostra posizione, credere in quel Gesù storico che ha operato così tanti segni prodigiosi per cui la nostra fede ne trova in lui la conferma. E l’azione, l’ago della nostra bilancia è costituito dalla resurrezione, tanto che San Paolo pone su di essa tutta la scommessa della sua vita.
