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L’Angolo del Monaco – Dom. XXII del Tempo Ordinario

Ago 30, 2025 | L'angolo del Monaco

La parola di questa domenica è: umiltà.

Sembra un concetto scontato, di facile accessibilità, comprensibile a tutti. Invece, il suo significato recondito mostra una profondità abissale perché è sempre più difficile comprenderlo man mano che si avanza nella sua comprensione.

Di primo acchito, l’umile è colui che china il capo, che è sempre consapevole dei propri limiti, che è dimesso, forse timido, silenzioso, ubbidiente, non invadente, riservato, modesto; tutte queste caratteristiche, e molte altre, compaiono nel concetto, ma non lo esauriscono, almeno non nel senso indicato dal Signore.

Infatti, egli lo contempla in una delle beatitudini, ne fa esempi con le sue parabole, definisce se stesso e si propone come modello di umiltà. Ma all’interno del suo messaggio tale concetto rivela tutto un mondo. Potremmo dire che è la leva che capovolge l’intero universo.

Egli lo si può paragonare alla terra che è sempre lì disponibile a dare il meglio dei suoi frutti nonostante le violenze che continua a subire. Non si stanca mai di sostenere, fortificare ed infine accogliere ogni essere vivente. L’umile è colui che predispone la sua mente e il suo cuore ad essere al servizio di chiunque, che sospende ogni giudizio perché coglie lo spiraglio di luce che è presente nell’animo dell’altro.

Da questa conoscenza egli lavora affinché tale spiraglio diventi una luce sempre più vivida e ampia. Però non come una sua azione diretta, perché così potrebbe inorgoglirsi il suo cuore dicendo a se stesso quanto è stato bravo a stimolare il fratello, bensì ponendosi come strumento affinché lui stesso compia la sua azione redentrice.

È un lavorare in “perdita”, un cercare di asciugare il mare con un secchiello bucato. Però quel secchiello, di volta in volta un po’ d’acqua del mare la tira su. L’umile non mette in conto di ricavare qualcosa da ciò che fa, sa solo che può essere di aiuto, può far star meglio un’altra persona, che molto spesso si rivela ingrata o smemorata, ma egli continua la sua opera perché pone tutta la sua fiducia in quel Dio che si accorge di tutto.

L’aiutare l’altro è la sua ricompensa, il suo star bene per se stesso perché ciò dà un senso al suo esistere. Non esiste amore più grande che dare la vita per i propri nemici.

Ma io penso che i nemici hanno in sé un significato e quindi ontologicamente costituiscono il riconoscimento dell’umile; mentre dare la vita per gli indifferenti costituisce uno scalino più alto. Sono gli indifferenti e gli ingrati coloro che costituiscono la categoria dei poveri del Signore, per questo egli ha bisogno di servi umili e inutili per redimere il mondo.

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