I due concetti che le letture di questa domenica ci pongono sono: primi e ultimi.
La contrapposizione dei due concetti ha radici molto profonde nella storia della cultura. Già Eraclito aveva affermato che ogni concetto viene definito dal suo contrario. Se uno chiede a chiunque di definire il caldo, sicuramente userà il suo contrario (il freddo) per descriverne la natura, le caratteristiche e le conseguenze, o più semplicemente dirà: là dove non c’è freddo.
Il metro di paragone per descrivere la natura delle cose poggia su questa antica logica, sia perché è di facile comprensione, sia perché ha in sé una ragion d’essere scientifica, sia perché ribaltando i due termini il prodotto non cambia.
In questo passo del Vangelo, Gesù, pur contrapponendo i due termini antitetici al fine di descrivere le relazioni sociali, ne specifica un significato “altro”.
Così come in un altro passo del Vangelo a proposito di un posto in un banchetto nuziale vi era stata la stessa conclusione (leggermente modificata perché mostrava anche l’altro lato della medaglia, non solo l’onore, ma anche il disonore di essere retrocesso).
Gesù ne modifica il significato sociale che in ogni tempo va a descrivere la gerarchia che si instaura tra gli uomini. Cioè quelli che sono i primi valgono di più, hanno perciò più di tutti, più privilegi, più potere, se c’è da salvare qualcuno essi sono i primi che devono salire sulle ‘scialuppe di salvataggio’, così come in ambito sanitario è bene che vengano curati per primi coloro che occupano i primi posti di potere sia politico che economico-finanziario.
Egli ultimi? Beh loro sono “carne da cannone”, sono la manodopera che è facilmente sacrificabile, sono la feccia che non merita le attenzioni della società, perché non producono, non portano onori e gloria al paese, non costituiscono un vantaggio per la nazione, sono la zavorra, sono quell’inutile necessario, non sono indispensabili, sono coloro che possono essere facilmente sostituiti, perché la manovalanza non ha meriti esclusivi, non conta, contano le menti e il portafoglio, i posti nella gerarchia di potere, i capitali che uno ha.
Il messaggio evangelico invece afferma con forza che essi (gli ultimi) sono invece il sale della terra, i primi da considerare proprio perché deboli, indifesi, poveri e per questo devono occupare i primi posti nel cuore del cristiano e della società civile che difende la sua umanità, essi sono coloro che da invisibili diventano la luce che illumina il cammino per chi vuole seguire il Cristo, sono il mezzo per dimostrare che si è veri cristiani solo salvando chi non ha speranza perché la comunità non li vuole.
E i primi? Beh loro hanno già avuto tanto in questa vita che possono accomodarsi benissimo all’ultimo posto perché nella bilancia che equilibra i pesi, per essi non c’è più posto per avere. Però possono dare ciò che hanno, solo così possono redimersi e dare un senso alle loro vite opulente.
