La parola di questa domenica è: prossimo.
La pagina del “buon Samaritano” è una pagina carica di pathos, di quell’emozione che ci inumidisce gli occhi. Quando vediamo nei film episodi simili, la nostra commozione cresce a dismisura, ma non basta. Dobbiamo avere occhi ben piantati per terra, aprirli lungo le nostre strade, perché c’è pieno di individui depredati dai “banditi” e che vivono in condizioni miserrime.
E noi che facciamo, colpevolmente tiriamo dritto. Ma uno può obiettare, ‘non posso salvare tutti!’ Ce n’è uno ad ogni angolo, sono troppi. Pago le tasse, faccio l’elemosina alla chiesa, dovrebbero essere questi enti ad occuparsi delle miserie umane.
Se il ragionamento non fa una piega tuttavia è manchevole perché dicendo così giudico e condanno. Invece, per esempio, se oltre a pagare le tasse e a fare l’elemosina, aggiungessi anche la mia partecipazione attiva affinché gli strumenti legislativi e i regolamenti connotativi fossero più flessibili ed attenti, più oculati e progettuali, forse ciò potrebbe bastare.
Ciò che manca, non è forse il buon cuore o la disponibilità finanziaria, è il mio coinvolgimento diretto nelle attività comunitarie. Il delegare, in democrazia il farsi rappresentare è forse lo sport nel quale ognuno eccelle di più perché troppo invischiato nei propri problemi.
Così l’uomo non è più libero, sceglie il giogo di farsi condurre, in cambio del quieto vivere, salvo poi avere qualche piccolo rigurgito di insofferenza. Ma non è mai ribellione.
La libertà, come scrisse il poeta, è partecipazione e quindi assunzione di responsabilità, è mettere in campo la forza del proprio pensiero, attivare la propria intelligenza, non per sé, ma per tutti e per il bene di tutti. Ecco che così facendo, oggi, il ‘buon samaritano’ non salverebbe solo un disgraziato, ma cento, mille, soprattutto salverebbe se stesso dalle sabbie mobili nelle quali ci si trova impantanati proprio perché prima o poi nel nostro cammino si giunge a quella resa dei conti, dove i conti non tornano mai e dove e a nulla servono recriminazioni o la solita frase ipocrita “Se potessi tornare indietro!”.
Aiutare gli altri è poi un moto istintivo che deve essere predisposto nel nostro modus vivendi, perché l’occasione ci capita quando meno ce lo aspettiamo e allora se siamo costitutivamente preparati lo facciamo altrimenti procediamo innanzi senza curaci (non ragioniam di lor, ma guarda e passa). Nell’inferno dantesco la frase, riferita agli ignavi descrive, appunto coloro che non si sono occupati di lasciare una traccia, di un agire che fosse foriero di significazione.
