La frase di questa domenica è: “Voi chi dite che io sia?”
La domanda che Gesù fa ai suoi discepoli è la stessa domanda che la nostra coscienza fa a noi tutti i giorni. Sono le singole risposte che creano, poi, la realtà nella quale viviamo.
Il più delle volte una prima risposta è: “Un’idea distinta che può venir comoda come contorno della vita in generale”, cioè noi pensiamo al Cristo, come una entità di cui sappiamo poco o niente, che sta sullo sfondo della vita che a volte viene in primo piano solo per accidenti occasionali.
Per esempio famiglie che non sono praticanti, si avvicinano alla chiesa quando il figlio deve ricevere i Sacramenti e che una volta fatti poi ritornano nelle posizioni precedentemente occupate dimenticandosi del messaggio ricevuto.
Oppure è un talismano pronto ad essere sfregato quando la sfiga, il dolore, la malattia fanno irruzione nelle nostre esistenze. Assistiamo allora alla partecipazione costante di coloro che hanno bisogno e che nei loro comportamenti diventano ‘più realisti del re’, come si diceva una volta.
Oppure è un argomento da disquisire, un veicolo sul quale saltare dal momento che trattare di ciò ci permette di condurre una vita più agiata o sotto i riflettori: questi sono i teologi del ‘savoir sans dire’.
Oppure è un meccanismo di quelli che oggi si usano a piene mani per nutrire quell’ego o quel narciso che è in ognuno di noi. Il farsi riconoscere dagli altri, magari descrivendoci con le azioni che abbiamo compiuto, aumenta grandemente la considerazione che abbiamo di noi stessi. È un’autocelebrazione attraverso l’altro che riconosce la nostra superiorità.
Gesù non ha bisogno di questi sacerdoti opinionisti per nutrire l’idea che ha di se stesso, che è un’idea molto potente (divina) e che cerca di farla riconoscere nelle situazioni più umili, più disarmate, più deboli, là dove ci sono esistenze che vivono sull’ultimo scalino della scala sociale, e magari ancora più in basso.
Lui abita laggiù infondo lontano dai riflettori, ben lontano dall’ipocrisia della cima dei grattacieli o dei pinnacoli delle chiese. È avulso dalla gloria del mondo. Ha più bisogno di sapere se viene riconosciuto, perché se così non fosse, si attiva per farsi riconoscere comunque.
Nella frase c’è poi da evidenziarne la struttura linguistica e semantica, con il gioco tra pronomi e voci verbali che sembrano rimbalzare da uno all’altro, con l’attenzione alla risposta indotta dall’avverbio avversativo che sembra quasi una sentenza, perché viene richiesta un’assunzione di responsabilità dalle conseguenze drammatiche.
Effettivamente poi è così, perché nella fase si conosce il dramma del cristiano che nel ri-conoscere il Cristo, deve abbandonare gli altri idoli della terra perché solo così si può servire a Dio e non a Mammona. La risposta, per tutti, che dà Pietro è il battesimo della nuova chiesa che si fa carico della novità del messaggio e da quel momento non può più tornare indietro, che non può essere adultera con il mondo, ma sposa fedele.
