La parola di questa domenica festa della Santissima Trinità è: la Sapienza.
Essa è il primo dono dello Spirito Santo, cioè quell’azione prioritaria che lo Spirito, informando di sé l’anima umana, deposita nei pensieri e nelle azioni che guidano l’uomo.
Sì perché se non ci fosse la Sapienza, l’uomo sarebbe come una barca in mezzo alla tempesta senza avere la possibilità di agire sul timone per dirigersi verso un porto sicuro. Nell’antichità ritroviamo Atena, dea della sapienza; tra le divinità era quella maggiormente venerata, basti pensare al Partenone a lei dedicato e allo stesso nome della città di Atene.
Ancora più significativa risulta la citazione che ne fa Platone nel dialogo “Cratilo” che dice che il suo nome significa: “mente di Dio”; ebbe anche il singolare epiteto di Tritogeneia, ossia la terza nota.
È anche il dono che il re Salomone chiese a Dio; non ricchezze o potere, ma la sapienza per poter discernere con rettitudine. Come si vede, la Sapienza, nell’antichità è parte integrante dell’idea di Dio, elemento fondante la creazione.
Gesù parla della Sapienza come spirito di verità che guiderà i suoi discepoli a ben discernere ed operare, quando lui non sarà più con loro. All’interno dell’idea di trinità la funzione della sapienza non è solo una caratterizzazione complementare, ma ha una esistenza autonoma e ben definita atta a completare: il percorso che Dio iniziò con la creazione, Gesù con la attualizzazione di quell’uomo divino che esaltò fino all’estremo sacrificio di sé, e che lo Spirito completerà nel futuro per tutti i secoli al fine di raggiungere la completezza dell’idea divina di riconoscimento di sé.
Il Padre è in relazione con il Figlio e tale relazione è agita come Amore, sequenziale, attivo e fattivo perché opera l’avvicinamento tra l’alfa e l’omega dell’azione creativa. È un po’ come quando gli artigiani, soprattutto quelli di qualche secolo fa, realizzavano un manufatto bellissimo e preziosissimo che sarebbe sopravvissuto al suo fattore, ma non ne tradiva lo spirito, l’idea, la storia, così da caricarsi nel corso del tempo di una storia propria che andava ad arricchire quella del suo creatore.
Se rapportiamo questo all’opera divina abbiamo una pallida idea di ciò che noi siamo e di quale ricchezza siamo portatori, oltre che attori e trasmettitori della storia che noi stessi ci stiamo costruendo, storia che sa di Sapienza (o Spirito di Verità) che è destinata ad informare coloro che verranno dopo di noi e che vorranno raccogliere il nostro testimone per contribuire a portarlo fino all’arrivo (alla fine dei tempi).
È la Speranza poi che veicola questa Sapienza spostandosi dalla fede che origina fino alla carità che agisce.
