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L’Angolo del Monaco – Dom. XX del Tempo Ordinario

Ago 15, 2026 | L'angolo del Monaco

La frase di questa domenica è: “Pietà di me, Signore”.

Il grido della donna cananea è un’implorazione che parte da ogni cuore che ha bisogno di salvezza. Il presupposto è quello di non esserne degni, di non essere nella condizione di poter chiedere qualcosa con la certezza di riceverla. Perciò è un grido disperato dove nulla è certo, nulla è dato, tranne che la certezza della volontà ferrea di provarci fino in fondo.

La donna non chiede per se stessa, ma per la figlia. In quel grido ella parla di sé delle sue mancanze, della sua povertà, del suo non essere lontana da quel Rabbì galileo. Che cosa la spinge? La stessa forza che fa muovere quel Gesù di Nazareth, che lo fa andare di gente in gente a parlare alle anime del passato, del presente e del futuro; è quella forza che si chiama amore.

La donna ama sua figlia e non può continuare a vederla soffrire, per questo è animata da una forza che sconfigge ogni resistenza, anche quella della logica giudaica di Gesù. Il suo linguaggio rabbinico sembra essere tagliente, insensibile e freddo di fronte alle necessità della povera gente.

Quella donna non si lascia disarmare dalla dottrina farisaica (quanta se ne ascolta oggi!), ma anzi si fa ancora più ardita, più invadente, è disarmata di fronte al Rabbì, ma lo incalza, mossa unicamente dalla speranza amorevole che ella ha per la figlia.

Non sa se Gesù la ascolterà, ha sentito parlare di lui, sa che opera il bene, ma dalle battute sicuramente ha dei dubbi. Questi però non scalfiscono la sua determinazione, non placano la sua insistenza.

Così alla fine Gesù dopo scrutata fin nell’intimo non può far altro che accettare la sua richiesta, proclamando che questo è l’atteggiamento con il quale è necessario rivolgersi al Padre.

Avere dei dubbi, disperare, essere lontani dall’istituzione, essere stranieri o nemici, tuttavia proclamare che la forza dell’amore è l’unica leva sulla quale si può fare affidamento per cambiare la propria vita e quella dei propri cari: questo è l’intimo messaggio che Gesù fa scaturire da quel colloquio. “Gesù abbi pietà di me perché sono peccatore, però se tu scruti il mio animo conosci la mia fede che pur essendo debole e imperfetta ha preso il timone della mia vita e da sempre mi guida verso di te unica speranza per me e per i miei cari. Amen”.

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