La frase di questa festa è: “Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore”.
In essa vi è una sorta di programma che si ricollega al Vangelo di domenica scorsa, là dove il dubbio ha fatto vacillare Pietro nella fede e apre ad una serie di temi che si presenteranno nelle prossime domeniche.
Siamo sempre nell’ambiente della mente dell’uomo. La mente è un territorio nel quale avvengono le battaglie più epiche, gli atti di eroismo più esaltanti (ma che nessuno vede), i tradimenti più feroci e crudeli; essa è anche una fucina, una fabbrica di tutte le peggiori sozzure che inquinano l’umanità.
Non a caso nel Magnificat un versetto è proprio dedicato all’azione che il Padre compie quotidianamente per scardinare i disegni perversi che il libero arbitrio produce a ritmo forsennato per perdere sia chi produce sia chi è oggetto dell’attenzione del produttore. Il libero arbitrio è il dono per eccellenza che Dio ha potuto dare all’uomo, quello che lo nobilita, che esalta la sua libertà. Esistono nel mondo centinaia di migliaia di persone che sono dedite a cercare di rovinare deliberatamente gli altri; che cercano di opprimere interi popoli al solo fine di ottenere uno sporco guadagno; esistono uomini (anche se chiamarli così è un’offesa per il genere umano) che vivono solo per sfruttare l’altro per i propri interessi, per i propri guadagni, per i propri desideri, per soddisfare le proprie voglie, le proprie perversioni.
Così essi elaborano piani per farla franca rispetto alle leggi del paese in cui si trovano. Ma nel Magnificat Maria ci rivela che Egli continua a far fallire i loro piani per poter salvare le anime che incautamente cadono nella rete di questi aguzzini.
Il denaro, il potere, il dispregio della vita umana creano mostri che conosciamo bene, che vediamo alla televisione, che si nutrono della fama e del prestigio che la loro superbia ha creato sulle disgrazie di milioni di innocenti. Ed è il sangue di questi innocenti che grida Abbà, Padre e che la Madre dei Risorti accoglie nel suo materno abbraccio.
